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Messina: l’Antimafia indaga sulla nomina di Michele Vullo, direttore dell’ospedale Papardo

MESSINA

«La Commissione regionale Antimafia ha aperto una istruttoria su Michele Vullo, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera ospedali riuniti Papardo Piemonte di Messina.  L’iniziativa prende le mosse da un circostanziato esposto pervenuto all’Antimafia da parte di due organizzazioni sindacali, la Uil-Fpl e l’Anaao-Assomed, secondo cui il Vullo potrebbe non avere i requisiti necessari per ricoprire l’attuale ruolo di vertice nella struttura sanitaria messinese». A renderlo noto in comunicato ufficiale è stata la stessa Commissione, presieduta dal parlamentare Nello Musumeci.

Già da tempo dai rappresentanti sindacali è stato denunciata quella che, secondo loro, sarebbe stata un’insolita ascesa di Vullo da infermiere a dg. Nel 2002, a dieci mesi dalla laurea in Scienze Politiche, è stato nominato dirigente Uoc presso l’azienda ospedaliera Santobono-Pausilipon di Napoli, mentre allo stesso tempo in Sicilia era inquadrato come infermiere fino al 2005. Nel 2006 venne inserito nell’elenco dei consulenti ancora del Santobono-Pausilipon, ricoprendo per la medesima Azienda il ruolo di dirigente di unità complessa e, appunto, di consulente.

Con lo stesso curriculum partecipò al bando per direttori amministrativi e direttori generali tra il 2010 e il 2012 in Calabria e in Sicilia: la prima lo ritenne inidoneo per carenza di requisiti, la seconda lo iscrisse negli elenchi. Nel 2014 assunse il ruolo di dg al Papardo.

Nelle denunce dei sindacati sono stati inseriti altri particolari, quali la mancanza di documentazione dei titoli di Vullo che presentò solo un’autocertificazione, nonché la nomina nel 2015 di consulente per lo «sviluppo degli strumenti per l’individuazione di pratiche ad alto rischio di inappropriatezza in Sicilia», con incarico biennale e un compenso di 130mila euro, concesso a Claudio Clini (fratello dell’ex ministro Corrado), che risultava, oltre Vullo, l’unico candidato per il posto di dirigente del Papardo.

«Un atto dovuto»: così ha commentato Musumeci l’apertura dell’inchiesta, seguita ad un braccio di ferro sorto da qualche anno tra Vullo e, soprattutto, la Uil di Messina.

4 gennaio 2017

 

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