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Aggressione medico: proseguono le indagini

CATANIA

Ieri la notizia dell’aggressione a un medico, all’interno del pronto soccorso dell’ospedale “Vittorio Emanuele” di Catania. E da diverse ore c’è la mobilitazione dei sindacati che hanno dichiarato lo stato di agitazione. L’Anaao Assomed, associazione medici dirigenti, alza la voce e definisce inadeguata la protezione che in molti pronto soccorso dell’isola viene garantita al personale medico e sanitario, personale – dicono – che non può certamente scontare le carenze del servizio sanitario regionale. Il sindacato evidenzia come si tratti dell’ennesimo episodio che si inquadra in una scia di intimidazioni e aggressioni che da molti mesi, se non da qualche anno, rendono irrespirabile il clima al pronto soccorso del “Vittorio Emanuele”. Ora Basta – continuano- la situazione va affrontata con un presidio costante di polizia, visto che nemmeno i vigilantes incaricati dall’azienda sembrano essere un freno. Dito puntato insomma da parte dei sindacati che oggi, alle 17, in un incontro a porte chiuse, incontreranno l’ordine dei medici catanese. E dito puntato anche da parte di un’altra sigla sindacale, la Fsi- Usae che partendo dall’aggressione della notte di capodanno al “Vittorio Emanuele” parla di uno scellerato attacco alla salute pubblica sferrato da tutti coloro che governano e organizzano il servizio sanitario regionale. Quella notte del 1° gennaio, il medico di turno al pronto soccorso si è rifiutato di fornire il nome di una donna ricoverata. Ma un«no» detto all’uomo che pretendeva quel nome e cognome gli è costato caro: perché poco dopo schiaffi e pugni al medico sono stati l’epilogo di questa vicenda. A finire in manette Mauro Cappadonna, 47 pregiudicato catanese  ma oggi la polizia fa sapere che le indagini su quella aggressione non sono certo finite con quell’arresto. Infatti, su quella scena, almeno nelle fasi precedenti al pestaggio – ha fatto la propria comparsa un sedicente operatore del 118 che sebbene si trovasse fuori servizio, avrebbe utilizzato il proprio codice d’ingresso per far accedere Cappadonna, insieme al quale si è presentato al medico poi malmenato, nell’area riservata dove il pubblico in attesa non può entrare. In questo momento sono al vaglio degli investigatori della Questura sia il fatto che l’uomo abbia fatto un uso indebito della dotazione di servizio (il codice) per scopi privati, sia il ruolo nell’intimidazione nei confronti del dirigente medico. Nei confronti dell’uomo, oltre i profili di responsabilità penale che gli sono già costati una denuncia a piede libero, emergeranno ulteriori rilievi di carattere amministrativo e disciplinare che permetteranno all’azienda ospedaliera di adottare i provvedimenti del caso.

03 gennaio 2017

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