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Il Natale non è sempre regali e brindisi specie per i disabili

MESSINA

Musica, regali e un brindisi: basta poco per far festa. Ma questa volta lo stare insieme è speciale, come le persone riunitesi ieri all’istituto Don Orione di Messina, centro socio riabilitativo per portatori di handicap.

Alla consolle il dj internazionale Leo Lippolis, nella sua città di origine in questo periodo natalizio. Trasferitosi da qualche anno a Barcellona in Spagna, nonostante gli impegni in queste serate tra la Sicilia e la Calabria, Lippolis non manca di rinnovare quella che per lui è ormai una tradizione: incontrare per lo scambio di auguri i suoi “ragazzi del Don Orione”.

Li conosce tutti per nome e di ciascuno ci racconta la storia e i progressi, mentre gli occhi gli brillano di una luce che di certo non è quella stroboscopica delle discoteche, ma una luce dell’anima.

«Mi fa star bene ritrovarmi con loro: è un trasmettere e ricevere energia», ci dice il noto dj, mentre guarda divertirsi gli assistiti insieme agli operatori e alcuni amici, che con Leo animano un serata diversa e allegra.

«Mi danno la forza di andare avanti, anche quando sono lontano. L’incontro con il Don Orione è avvenuto nel 1996, grazie ad un’amica operatrice della struttura. E da allora organizziamo circa quattro feste l’anno, compreso il mio compleanno che tengo a trascorrerlo con questi ragazzi con cui c’è un feeling particolare».

Lippolis non vuole pubblicizzare questi eventi dal grande valore solidale e umano, ma si rende conto delle necessità di un istituto che vive tra mille difficoltà economiche e con la grande buona volontà della cooperativa sociale che lo gestisce, la Faro 85, finanziata dal Comune di Messina, con i problemi di tutte le realtà di assistenza ai disabili nell’erogazione delle risorse.

Bisogna, dunque, pensare alle necessità degli ospiti che, spesso lasciati dalle famiglie al loro destino e accolti in questi centri, hanno bisogno di qualsiasi cosa utile, ad iniziare dal vestiario. Per questo Leo propone per le successive occasioni d’incontro, ma anche al di fuori di esse, il coinvolgimento dei commercianti della città, affinché arrivi un aiuto concreto.

L’istituto Don Orione assiste una cinquantina di persone: alcuni di essi non possono partecipare alle attività ludico ricreative che animano la quotidianità perché troppo gravi, ma il pensiero di Gabriella Ilardo, la pedagogista della cooperativa, va anche a loro: «Per queste persone noi siamo la loro famiglia. Alcuni non hanno parenti vicini altri, pur avendoli, sono lasciati qui e in questi periodi dell’anno, come il Natale, sentono particolarmente l’abbandono. Anche coloro che sono costretti in un letto e sembra non abbiano contatto con la realtà, percepiscono la nostra presenza: quando ci avviciniamo i loro volti si illuminano».

E’ evidente che per Gabriella e gli altri assistenti della casa di cura non si tratta semplicemente di lavoro: «Io ormai non posso fare a meno di loro: ti danno essi stessi forza, sensibilità e amore. Si crea un legame fortissimo: oggi ero libera, ma sono qui a far festa con i miei ragazzi».

Altro che luci, panettoni e champagne: il Natale è questo!

28 dicembre 2016

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