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La storia di Daniela e del Rock made in Catania, l’epoca d’oro della musica etnea

Iniziare un viaggio è sempre una scoperta, prima di tutto all’interno di noi stessi. Le motivazioni che ci fanno compiere i primi passi verso l’ignoto, che ci spingono a curiosare e ad aver sete di conoscenza, devono essere forti, insistenti, decisi. Il più delle volte ciò che alimenta le nostra ambizione di sapere è per assurdo un concetto astratto, o più precisamente, un sogno. Il nascere di un interresse, il crescere di una passione, il rincorrere un’aspirazione, determina un sogno e cioè il desiderio persistente di realizzare ciò per cui ci sentiamo predestinati.

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Comincia con queste basi la storia di Daniela Marsala, una giovane ragazza catanese che grazie alla suo sogno ha intrapreso un percorso che ha arricchito e reso decisamente più concreta la sua meta.

Il racconto ha inizio tra i banchi di un liceo catanese quando la nostra protagonista adolescente con una spiccata passione per la musica sognava di formare una band. Così  nel 2008, al termine del quarto anno, Daniela decide di recarsi nel suo negozio di musica preferito, voleva delineare il suo obbiettivo e senza lasciare nulla di intentato ha deciso di scrivere un annuncio e di attaccarlo alla bacheca. Non pensava di ricevere una risposta e invece dopo pochi giorni Stefania, una ragazza con lo stesso amore per la musica, ha contattato la nostra amica.

Da lì l’avventura di Daniela ha avuto inizio, le due ragazze insieme hanno formato il gruppo Lamblessed, che da qualche anno consta di altri due componenti Cesare e Carlo. Trovato il loro sound hanno composto le prime canzoni e oggi hanno all’attivo ben sette inediti e un’energia da far invidia alle più famose band internazionali.

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La storia sembra conclusa e invece non siamo che all’inizio, Daniela insieme al suo gruppo hanno cominciato a suonare in diversi locali della città, ma pian piano si sono resi conto che la disponibilità soprattutto per nuove proposte era sempre minore. La nostra amica nel frattempo era al termine del suo corso di laurea e sempre motivata dal suo scopo di vita, la musica, ha deciso di capire cosa stava accadendo, perché una città tanto vitale in perenne fermento artistico come era stata Catania negli anni ottanta a d’un tratto appariva spenta.

Nasce da qui l’idea di scrivere una tesi sul Rock Made in Catania, dagli anni ottanta a oggi. Da questo momento la storia di Daniela si unisce a quella della città etnea, diventa un racconto a più voci, a parlare alla giovane musicista sono coloro che quell’epoca d’oro l’hanno vissuta da protagonisti. Era la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta, quando Catania veniva paragonata alla scena musicale americana, definendola pari a Seattle per la produzione di musica indipendente. C’era l’America dentro i pub del centro dove fino a notte fonda si sperimentava, si muovevano avanguardie musicale, si cantava e suonava. C’era America nei sogni e nelle speranze di tanti giovani promesse diventati poi famosi interpreti della musica italiana.

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Daniela ha scoperto un mondo diverso, una città che schiacciava l’occhio alla musica internazionale, che ospitava concerti strepitosi come quello mitico dei Rem il 6 agosto del 1995, reso possibile grazie all’intervento di un pilastro fondamentale della storia della musica catanese, Francesco Virlinzi. Il materiale per la sua tesi lo ha arricchito di interviste a tanti interpreti di quel tempo Daniele Grasso, Pippo Russo, Gianfranco Scalia, Gionata Colaprisca, Roberto Milone, Michele Truglio, Marcello Bumbrica, Domenico Libra, Giuseppe Attardi, Davide Oliveri, Piero Toscano, Valerio Cattano, Nuccio La Ferlita e Luca Madonia che gli hanno fatto rivivere attraverso le loro parole quel periodo facendole scoprire la semplicità di chi vive  di musica e per la musica.

Un’altra fonte essenziale per Daniela è stato il giornalista Umberto Teghini e il famosissimo programma che in quegli anni conduceva, Tweeter un contenitore generazionale e non solo, un racconto della Catania degli anni d’oro, un programma che ha segnato un’epoca intramontabile, da tutti ricordato.

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La tesi di Daniela ha fatto capire alla ragazza quanto sia importante la forza di un sogno e quanto ancora questa vulcanica città può donare a chi la ama e la conosce. Loro i Lamblessed continuano a suonare e a far scorrere nelle loro vene il sound del rock alternativo, una musica che ricorda quella di ben noti gruppi americani, ma non solo, in loro si fondono stili britannici e germanici coniugati anche nelle più classiche interpretazioni in italiano. Sono giovani ma hanno ben chiara la strada da seguire e il talento per far avverare il loro sogno… «La musica è il mezzo più efficace per conoscere noi stessi, per notare, con la spontaneità pari a quella di un bambino, quanto sorprendente sia la vita».

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