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Raid notturno al porto di Catania: ancora scarichi dell’Ilva

SIRACUSA

Si danno appuntamento al porto di Augusta. Il mercoledì sera. E Don Palmiro Prisutto, prete di Augusta ha più volte segnalato alle autorità, l’irregolarità degli scarichi.

Lo scorso 4 dicembre ha anche firmato una petizione per fermare questo scempio ambientale. L’attivismo sociale di Don Palmiro Prisutto è molto sentita dalla cittadinanza. Su Facebook esistono diverse pagine e gruppi di supporto alla sua attività. Uno di questi, “Nessuno Tocchi Don Palmiro Prisutto”, ha oltre 1.200 membri; la sua pagina conta oltre 3.300 “amici” che seguono le sue azioni, i commenti, i post. C’è anche una pagina “Io Sto Con Don Palmiro Prisutto”, che racchiude 3.450 persone che condividono le sue attività. Attività che è stata anche motivo di richiamo dai suoi superiori (il clero) che hanno più volte chiesto anche il trasferimento. Monsignor Pappalardo, infatti nei mesi scorsi, chiesto le dimissioni del sacerdote noto per il suo impegno contro l’inquinamento ambientale.

Don Palmiro Prisutto
Don Palmiro Prisutto

Dal Movimento 5 Stelle arrivano i torni fermi: «Augusta, Priolo e Melilli sono sempre più triangolo della morte, grazie agli sbarchi di navi contenenti i rifiuti industriali dell’Ilva di Taranto. Puglia e Sicilia sempre più pattumiere d’Italia». Sono le dure parole dell’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao, insieme al portavoce Ars Giampiero Trizzino e Stefano Zito.
Ma non sono i soli. Seguono la denuncia da parte di alcuni cittadini che nella nottata mercoledì hanno intercettato alcuni container sbarcati dal cargo Livorno contenente scorie dell’Ilva di Taranto attraccato al porto di Catania e diretto alla discarica di Melilli.
Mentre l’eurodeputato Ignazio Corrao ha già interrogato la Commissione Europea denunciando il continuo traffico di rifiuti industriali trasferiti via mare dall’Ilva di Taranto al porto di Augusta per essere smaltito in Sicilia, all’Ars è stata approvata una risoluzione in cui si chiede al governo nazionale di fermare il traffico di rifiuti per costituire un tavolo di concertazione tra Stato e Regione Siciliana.

Trizzino spiega come la volontà sia quella di vedere e leggere gli atti al Dipartimento acqua e rifiuti presso l’assessorato all’Energia e Rifiuti, l’Assessorato Territorio Ambiente della Regione Siciliana ed all’Arpa «per conoscere tutte le autorizzazioni della Cisma Ambiente per le quali è legittimata al trattamento dei rifiuti dell’Ilva e se sono in possesso anche delle autorizzazioni relative al trasporto».
Il deputato Stefano Zito rincara la dose. «E’ chiaro come stoccare simili rifiuti in un territorio già compromesso dal punto di vista ambientale sia uno scempio, ma farlo con tali modalità è addirittura una follia».
Corrao, Zito e Trizzino puntano il dito verso le responsabilità politiche. «Stiamo facendo il possibile da un punto di vista istituzionale ma dietro questi atti c’è la chiara volontà politica di Governo nazionale e regionale a guida Partito Democratico di considerare la Sicilia come muro basso per stoccare i rifiuti tossici».

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