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Beni sequestrati per 2 mln di € alla famiglia mafiosa dei Graziano. Avvocato indagato

PALERMO

Coinvolti nell’operazione Monopoly un avvocato, un notaio e un’ex direttore di banca legati alla famiglia mafiosa dei Graziano. Questa mattina i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria hanno notificato all’avvocato Nicolò Riccobene, di 72 anni un provvedimento di interdizione. Sono state le intercettazioni a incastrare Riccobene svelando il suo ruolo all’interno della operazione mafiosa gestita dalla famiglia Graziano.

Dagli accertamenti è emerso che alcuni componenti della famiglia Graziano avevano immesso nel circuito legale una serie di immobili acquistati nel tempo con i soldi illeciti dell’associazione mafiosa, mediante fittizie compravendite tra parenti e prestanomi che, una volta procuratasi la liquidità li acquistavano tramite mutui fraudolenti concessi da un compiacente ex direttore della banca di Roma, Massimo Sarzana, a cui è stato notificato un altro avviso di garanzia. Dalla documentazione bancaria i finanzieri hanno riscontrato come nel periodo che va dal luglio 2007 al marzo 2008, l’ex direttore Sarzana ha concesso 14 finanziamenti dell’importo di 250mila euro ciascuno concedendo alla famiglia mafiosa di accedere al credito totale di 3.310.00 euro.

Pesante l’accusa mossa dalla procura distrettuale antimafia di Palermo al notaio Riccobene  che avrebbe aiutato i Graziano a recuperare in modo riservato somme di denaro gestite dal riciclatore del clan, un altro insospettabile, avvocato del foro palermitano arrestato a gennaio. Secondo la ricostruzione della procura, Riccobene , oltre ad aver formato atti ideologicamente falsi, sarebbe stato il diretto “messaggero” del boss Vincenzo Graziano, il reggente del clan Resuttana accusato nei mesi scorsi di aver procurato e conservato l’esplosivo per un attentato al Pm Nino Di Matteo.

La conclusione dell’indagine che ha testimoniato lo stretto legame tra la mafia e i “colletti bianchi” ha portato al sequestro dei beni immobili per un valore complessivo di 2 milioni di euro riconducibili alla famiglia Graziano. Il gip ha disposto l’obbligo di dimora per Gaetano Giampino, accusato di reciclaggio e il divieto di dimora nella provincia di Palermo per Vincenzo e Gaetano Graziano, padre e figlio entrambi già detenuti.

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