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Moglie trasgressiva? I social mandano in fumo il matrimonio

Con una recente sentenza (per esattezza la n.1100/2016 ) il Tribunale di Prato ha messo sotto la lente di ingrandimento i social network per cui assumono rilevanza i comportamenti “disinibiti” tenuti da una donna su Facebook che ha ostentato libertà e trasgressione.

Il Collegio ha addebitato la separazione alla donna censurando i comportamenti “social” della stessa, la quale aveva pubblicato su Facebook due fotografie, una della sola figlia e una di loro due insieme, in discoteca e in abbigliamento aderente, con pantaloni tipo leggins neri e tagliati.

Già questo atteggiamento e abbigliamento di madre e figlia, si legge nel provvedimento, appaiono inadeguati, sia per la figlia sedicenne perché troppo giovane, che per la madre ultraquarantenne per il motivo opposto.

Il Tribunale rileva ancora che la signora aveva avuto una relazione con un uomo, o aveva lasciato credere di averla avuta, dato che aveva pubblicato su Facebook frasi e commenti alquanto allusivi circa aspetti più intimi del presunto rapporto.Il tutto è stato dal Giudice di primo grado bollato come comportamento di gusto quanto meno discutibile, se si pensa che anche la figlia poteva leggere, e pertanto, concludono i Giudici, la signora non si presentava al mondo come una moglie vessata e sofferente, piuttosto come una donna libera e indipendente. E non solo.

In conclusione, il Tribunale ha ritenuto provata la domanda di addebito, nel senso che la signora, ad un certo punto, in vari modi e in diverse occasioni ha infranto il legame di fiducia con il marito, sia per il suo comportamento personale, sia per l’esempio alla figlia, vista quasi come compagna di avventure. Ritenendo la donna responsabile di aver determinato la irreversibile crisi del matrimonio.

di Roberta Barbagallo

 

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