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Catania Capitale Italiana della Cultura 2020. La sfida di tutta la città

CATANIA

Candidare Catania a Capitale italiana della cultura rappresenta una sfida per l’intero territorio. Una candidatura dettata da molteplici ragioni di opportunità. L’esperienza di altre comunità, su tutte Matera che ha centrato l’obiettivo per il 2019 diventando capitale europea della cultura, porrebbe la città nelle condizioni di poter disporre di un budget economico notevole. Il dato che riguarda la “Città dei sassi” parla di un importo che oscilla tra i 600 e i 700 milioni di euro.

L’ipotesi, verificabile nei fatti, è quella di attrarre fondi attraverso strumenti finanziari ordinari e straordinari, vale a dire il cofinanziamento dei privati e la raccolta attraverso fondazioni, grandi aziende e piccole e medie imprese. Oltre al contributo principale derivante dal capitale pubblico.

Catania acquisterebbe il ruolo di soggetto privilegiato nella intercettazione di fondi, potendo contare sulla forza di un piano complessivo e dettagliato fatto di progetti legati alla organizzazione di eventi, manifestazioni culturali e rilancio del patrimonio artistico e archeologico. Un impatto sociale notevole dovuto al fatto di portare in dote un piano serio e ben architettato, che garantirebbe credibilità ed esalterebbe la reputazione. Perché dove i progetti esistono c’è la naturale certezza di ottenere i contributi e spendere i soldi. A questi passaggi va aggiunto quello, non trascurabile, della crescita sociale della comunità, che si riscoprirebbe tale proprio perché impegnata ad operare unita per il raggiungimento dell’obiettivo. Una concertazione resa necessaria, perché a prescindere dal risultato questa è la sfida di tutti.

Catania vuole la candidatura partendo dal binomio cultura – Centro storico. Oggi la città può contare sull’esistenza di 161 siti archeologici, dalla preistoria alla tarda antichità, concentrati per lo più in centro. Un dato attendibile tratto dal libro Catania antica, la carta archeologica, il recente lavoro di Edoardo Tortorici, docente di topografia antica dell’Università etnea. 

Bisogna partire subito da un comitato promotore ristretto per poi aprire all’intera comunità. Tutto deve essere online, accessibile e positivo. Con un grande supporto offerto da artisti, giornalisti, personaggi dello spettacolo e catanesi dal riconosciuto talento. Ispirandosi all’unico modello che la città ha concretamente sperimentato nel ruolo di protagonista, cioè l’evento delle Universiadi del ‘97, (giusto per la cronaca, con Enzo Bianco sindaco).

Cosa serve? Sviluppare un programma culturale ambizioso, ricco di eventi che si susseguano nel corso di un intero anno. Un’agenda di livello internazionale, puntando in alto senza timore e privilegiando la promozione della città con una strategia di marketing efficace. Il bando non è ancora uscito, si attende l’assegnazione del nome della capitale del 2108, prevista tra gennaio e febbraio. Bisogna osare.

Catania possiede tutte le condizioni per diventare un punto di riferimento nel 2020. Per farlo ha 3 anni di tempo. Proviamo ad immaginare un concorso di bellezza utile per tirare fuori il meglio di noi.

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