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Le scuole di Siracusa sbaragliano al convegno nazionale pirandelliano

SIRACUSA

Siracusa vince al 53esimo convegno pirandelliano ad Agrigento. Si tratta di un’iniziativa che coinvolge le scuole di tutta Italia e i studiosi di tutto il mondo articolata in 3 giornate intense di attività culturali attorno ad un tema ogni anno diverso tratto dalle opere di Pirandello. Le scuole sono invitate ogni anno a presentare un lavoro (un saggio o una scrittura creativa) che concorre al premio che si tiene da quasi 50 anni. Per la seconda volta consecutiva, evento a dir poco eccezionale visto che i lavori che pervengono ogni anno sono più di 100, ha vinto il primo premio l’Istituto “L. Einaudi”, indirizzo tecnico ex Juvara di Siracusa, con i ragazzi Francesca Midolo, Vanessa Petrolito e Jonathan Terra, guidati dalla prof.ssa Giovanna Megna.

L’anno scorso lo Juvara ha vinto con il saggio dal titolo “Tra la scena e l’autore: l’attore”, riflessione sull’opera teatrale “Questa sera si recita a soggetto”.

In questa edizione i liceali hanno presentato una scrittura creativa dal titolo “Dentro la gabbia” ispirato dal romanzo “I quaderno di Serafino Gubbio operatore”. Gli alunni hanno affrontato lo studio dell’opera pirandelliana durante l’estate con ricerche personali e di gruppo. Tutto grazie all’attenta supervisione della prof.ssa Megna che li ha guidati nel percorso di “ri-scrittura del testo”:  facendo loro analizzare il complesso tema pirandelliano della vita come finzione. «Ci siamo posti l’obiettivo – dice la professoressa – di evidenziare l’assurdità delle azioni umane nel confine sottilissimo tra realtà e inganno. Nei diversi incontri e lavori di gruppo è emersa l’esigenza di approfondire il ruolo dei personaggi partendo dalle riflessioni del protagonista. Durante l’analisi dell’opera, abbiamo individuato tutte le parti in cui era evidente il passaggio dalla realtà alla finzione, ci siamo soffermati sulla metafora della macchina da presa come generatrice di finzione, approfondito la visione pirandelliana circa il ruolo delle macchine e della cinematografia all’inizio del XX secolo, scelto i personaggi e le scene che più stimolavano le loro emozioni. Da lì è cominciato il loro lavoro di ri-scrittura del testo del settimo quaderno, capitolo III, ribaltando il narratore e il punto di vista, da Serafino alla tigre. Ciò ha comportato, necessariamente, un cambio di prospettiva anche emotivo che ha coinvolto gli alunni e li ha spinti verso una comprensione più profonda del romanzo».

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