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Parco di Monte Po. Il recupero passa dal project financing FOTO-GALLERY

CATANIA

Continuità nei piani di recupero e bonifica del Parco di Monte Po a Catania. Se poi la vasta area di circa 23 ettari non potrà essere aperta al pubblico nell’immediato, poco importa. Ai residenti, alle associazioni ed ai locali comitati cittadini interessa principalmente eliminare il viavai continuo di gente poco raccomandabile ed evitare che l’area continui ad essere una enorme discarica abusiva dove abbandonarci di tutto.

Una strutture ricettiva che resta tale solo sulla carta ma che, al suo interno, racchiude oltre 2.000 anni di storia con un acquedotto romano- che serviva a trasportare l’acqua da Biancavilla fino alla Piana di Catania- masserie di epoca borbonica, quattro bunker per controllare la via Palermo durante la seconda guerra mondiale e i resti di una basilica probabilmente di epoca bizantina.

Nel 2012 un’ampia parte del Parco di Monte Po, a pochi metri da via Pavarotti, fu sottoposta a sequestro preventivo nell’ambito di un’inchiesta della procura di Catania sulla realizzazione di due discariche abusive al suo interno. Due anni dopo, mezzi meccanici e uomini del comune, del servizio antincendio boschivo, della protezione civile e dei vigili del fuoco ripulirono l’area dai rifiuti nascosti sottoterra. Tonnellate di materiali che sprigionavano fumi dal sottosuolo.

Oggi le associazioni del territorio chiedono un altro tipo di parco, più sicuro e al riparo dai furti e dall’abbandono illegale dei materiali pericolosi che qui sono andati avanti per anni. Un piano di intenti per decine di ettari di terreno diviso tra i quartieri di Monte Po, Nesima, Librino, Fossacreta e San Giorgio.

«Visto che il comune non dispone del denaro necessario per proteggere la vasta area e rivalutarla- spiega Salvatore Tomarchio, presidente della commissione al Patrimonio- C’è in atto la proposta di dividere il sito in lotti e, con i “project financing”, dare vita ad agriturismi, piccole attività commerciali in linea con l’area in cui sorgeranno e persino campi coltivabili lontano ovviamente dalle discariche interrate. Una collaborazione con i privati disposti ad investire sulla rinascita del Parco Monte Po».

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