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Oltre 600 migranti sbarcati tra Porto Empedocle e Lampedusa

Sono 475 i migranti che sono sbarcati ieri  a Porto Empedocle, dopo essere stati soccorsi davanti alle coste libiche da un pattugliatore d’altura della Marina militare. Fra i 475 vi sono 75 donne e 5 bambini.

Altri 140 migranti, tra cui alcune donne, sono arrivati nelle scorse ore anche a Lampedusa a bordo di due motovedette della Guardia costiera che hanno condotto le operazioni di salvataggio a oltre 130 miglia a sud dell’isola. I migranti, tutti di origine sub sahariana, erano molto infreddoliti ma in buone condizioni di salute. Solo una persona è stata trasferita in ambulanza al poliambulatorio dell’isola.

Intanto in occasione dell’inizio del 10.mo Forum Europeo sui diritti dei minori a Bruxelles arriva l’appello da parte di 78 organizzazioni, fra cui l’Unicef e Save the Children: «Le istituzioni europee e gli Stati membri devono fare di più per proteggere i bambini rifugiati e migranti».

La crisi migratoria europea, dicono le organizzazioni, entrerà presto nel suo terzo anno, i bambini saranno sempre più numerosi e l’impatto sulle loro vite sarà ancora più tragico. Fra gennaio e settembre 2016, più di 664.500 bambini hanno richiesto asilo in Europa; quest’anno, in Italia, su 10 minori arrivati, 9 erano non accompagnati; in Grecia per 23.000 bambini il futuro continua a rimanere in bilico, così come il loro accesso all’istruzione.

Si stima che, solo quest’anno, più di 700 bambini siano morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. La scorsa settimana, un bambino di sei anni è morto in un incendio nel campo Moria sull’isola greca di Lesbo. Il fallimento delle azioni per rendere prioritaria la protezione dei minori preoccupa fortemente l’Unicef e Save the Children, perchè in questo modo i bambini sono esposti ancora di più a rischi. Si è fatto troppo poco, dicono, per rispondere ai particolari bisogni di questi minorenni.

I bambini in Svezia, per esempio, rimangono spesso fino a un anno in attesa dell’udienza per la loro richiesta d’asilo. I bambini bloccati in Grecia, in media, sono rimasti fuori dal percorso scolastico per 20 mesi.

Sono tanti coloro che devono aspettare oltre un anno per raggiungere i membri della propria famiglia in altri stati dell’Ue – un ritardo pericoloso, che può provocare la scomparsa di alcuni bambini o che finiscano nelle mani dei trafficanti. L’Unione Europea e gli Stati Membri possono fare molto di più per proteggere i bambini e rispondere ai loro particolari bisogni, dicono le 78 organizzazioni.

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