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Siracusa: sindaco e dirigente capo dovranno rispondere per turbativa d’asta

SIRACUSA

In un clima fatto di querele, di accuse provenienti da più parti, e di più interessi nella gestione della cosa pubblica, dagli impianti sportivi alla gestione dei servizi sociali, di certo non poteva mancare un’indagine della Procura laddove il danaro non manca: il servizio idrico. Un’inchiesta partita nel gennaio del 2015, messa a segno dalla Guardia di Finanza, che ha da poche ore notificato al primo cittadino Giancarlo Garozzo, e al dirigente capo Natale Borgione, l’avviso di conclusione di indagini.
I due dovranno rispondere dell’accusa di turbativa d’asta in concorso per l’affidamento del servizio idrico integrato. Secondo quanto sostiene l’accusa – i due – avrebbero procurato un vantaggio alla nuova società che gestisce il servizio idrico che di recente si è aggiudicata l’appalto. Ora il sindaco Garozzo e il funzionario Borgione hanno 20 giorni di tempo per depositare una loro difesa o per farsi ascoltare dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dai sostituti Marco Di Mauro e Giancarlo Longo.
I due sono stati i primi ad essere raggiunti dall’avviso di garanzia, tramite l’acquisizione della documentazione avvenuta nel 2015 da parte della guardia di finanza, ma ad essere iscritte nel registro degli indagati vi sono altre cinque persone. Finora sono state ascoltate varie persone ritenute informate dei fatti (tra cui alcuni funzionari pubblici e consiglieri comunali). La denuncia partita in aula dai banchi dell’opposizione è chiara: favoritismo, oltre ad un ritorno al passato. La società spagnola è rappresentata dall’ ex amministratore delegato della Sogeas Spa, e dalla siracusana Onda, poi diventate l’attuale Siam.
E stavolta al clima d’accusa il sindaco Garozzo non ci sta, rompe il silenzio, attacca la magistratura e precisa come: «Il 31 ottobre 2016 in una conferenza stampa esprimo delle riserve sull’operato dei pubblici ministeri Longo e Di Mauro. Solo due settimane dopo loro mi sottoscrivono un avviso di conclusione delle indagini preliminari per un fatto del 20 giugno 2014. Da una risoluzione così veloce – a questo punto – mi pongo delle domande a cui finora non ho trovato delle risposte. Perché sono indagato? Per un’ordinanza firmata il 20 giugno 2014. Perché la sera tra il 19 e il 20 giugno 2014, allorché furono riconsegnati ai Comuni gli impianti della rete idrica dal commissario dell’Ato idrico, 11 comuni tra cui quello di Siracusa, tutti i sindaci, procedettero emettendo un’ordinanza di natura contingibile e urgente per assicurare la gestione del servizio idrico pubblico. Il potere di ordinanza del sindaco in situazioni di emergenza non è mai stato messo in discussione da nessun giudice, e l’Anac si è espressa sulla legittimità e la correttezza della mia ordinanza. Eppure, risulto indagato».
Il sindaco è un fiume in piena ed esprime tutto il suo stupore esprimendo come ancora oggi si rifiuti di credere auna certa stampa scandalistica, infatti precisa come «in questi giorni si aggirano in città giornalisti e intrattenitori televisivi che si appostano sotto casa per svolgere servizi scandalistici. Serve dare in pasto a servizi il sindaco indagato. La vera domanda è: a chi serve? Cosa è accaduto dal mese di agosto 2016 al mese di novembre? Sino al mese di agosto 2016 (risulta dagli atti del procedimento) le indagini mi vedono coinvolto in un solo fatto (l’ordinanza) e in una sola ipotesi di reato, pochi mesi dopo vengo ritenuto responsabile sempre e solo sulla base di un solo atto, invero l’ordinanza, di decine di fatti presunti penalmente rilevanti. Come sono stati portati a conoscenza della stampa gli atti di questo procedimento che mi risultano secretati? Com’è possibile che una notizia notificata solo a me e al dirigente sia stata comunicata ai giornalisti? Perché i due pubblici ministeri insistono con la loro azione nonostante negli atti del procedimento esistono provvedimenti del Giudice delle indagini preliminari che ritengono giuridicamente non condivisibili l’ipotesi dei due Pm e del loro consulente. Perché insistono con l’ipotesi secondo la quale il servizio idrico doveva essere gestito direttamente dal Comune nonostante l’Anac si sia pronunciata sul punto confermando appieno l’operato dell’amministrazione? Ribadisco ancora una volta che la mia ordinanza, quella per la quale risulto indagato, è stata ritenuta legittima dall’Anac. E questo è un fatto. Lo dico senza alcun timore e non è una provocazione. Vivo a questo punto lo status giuridico di indagato come un merito».
E infine il sindaco Garozzo fa supposizioni dettate da quelli che lui considera fatti oramai evidenti <Tutte le figure interessate da questa preordinata fuga di notizie giocano un ruolo sincronizzato e finalizzato, tutto ciò è un disegno criminale al quale mi opporrò con tutte le mie forze e mi tutelerò in tutte le sedi opportune>.

 

 

 

 

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