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Dai finanziamenti milionari ai precari: è “guerra dei Roses” all’Ingv

CATANIA

Sussultano i sismografi della sede catanese dell’Ingv. Ma stavolta i terremoti non c’entrano, né c’entra il tremore vulcanico dell’Etna. No, stavolta a mandare in fibrillazione le pareti dell’istituto di piazza Roma è una polemica esplosa in seno alla stessa comunità scientifica catanese e subito allargatasi, a macchia d’olio, alla struttura nazionale. Una sorta di Guerra dei Roses in cui “ballano” finanziamenti per milioni di euro e persino un progetto enologico.

L’innesco della diatriba arriva proprio da un acuto vibrare di calici di vino, vibrazioni che hanno scatenato un’onda sismica il cui punto focale (ipocentro) è ben più profondo e coinvolge i vertici dell’istituto accusati di aver dirottato su altri capitoli di spesa e in altre sedi un finanziamento europeo di poco più di un milione di euro ottenuto anni fa per il recupero e rilancio dello storico osservatorio di Pizzi Deneri, a quota 2813, sul versante nord del vulcano, in territorio di Linguaglossa.

Immediata la replica dei dirigenti chiamati in causa che spiegano: «Nulla di vero. I soldi sono stati rimodulati per altri progetti della sede etnea, vista l’impossibilità pratica di portare a compimento nei tempi dovuti il restauro di Pizzi Deneri».

Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda. Chiusi agli inizi di settembre per urgenti lavori di messa in sicurezza, le cupole e i laboratori sotterranei dell’osservatorio vulcanologico edificato 40 anni fa sul versante settentrionale dell’Etna, sono stati riaperti a metà di questo mese per una rassegna di vini che prevedeva anche la vendita al pubblico di un quantitativo di bottiglie prodotte da una nota azienda locale.

Il progetto, così come presentato sulla stessa homepage nazionale dell’Ingv, è denominato “Vini d’alta quota” e si basa sulle teorie del chimico francese Louis Pasteur che sosteneva come «l’aria in alta quota sia priva di germi e sia la migliore per la conservazione di un prodotto fermentato come il vino».

Un esperimento da provare secondo il parere dei vertici dell’istituto. Ma che altri ricercatori dello stesso Ingv hanno subito definito «da condannare come inopportuno e privo di logica». Su questo fronte c’è, per esempio, Giuseppe Falzone, coordinatore nazionale Usi-Ricerca/Ingv che, in un intervento su “Il Foglietto della Ricerca”, ha stigmatizzato l’iniziativa scatenando la polemica che è subito rimbalzata sulle colonne di un quotidiano e di un settimanale a tiratura nazionale.

«I responsabili della cantina – spiegava l’Ingv in una nota di inizio novembre – hanno chiesto la nostra collaborazione per utilizzare i locali di Pizzi Deneri. L’Osservatorio è infatti situato a 2813 metri di quota e questo ha permesso di affinare per dodici mesi un lotto di bottiglie di vino». Per la cantina coinvolta, si è trattato di un motivo per osservare alcuni fenomeni come «il rallentamento del processo di fermentazione del vino e la longevità dello stesso».

I risultati del progetto sono stati illustrati alla stampa venerdì 11 scorso nella sede di Piazza Roma e non nei locali dell’osservatorio, come programmato in un primo momento, «a causa delle avverse condizioni meteo». E nonostante alla fine della presentazione i vini siano stati venduti attraverso un’asta di beneficenza e il ricavato destinato a progetti di ricerca sui terremoti e sull’attività vulcanica dell’Etna, l’iniziativa è stata criticata da Falzone che, nel suo articolo, si interroga sulla necessità di tale ricerca, tanto più se si tiene conto del contesto attuale.

«In un momento come questo – scrive Falzone – con una sequenza sismica in Centro Italia che non accenna a esaurirsi, con migliaia di persone rimaste senza casa, che dormono in rifugi di fortuna o in alberghi lontani dalla loro residenza abituale, per cui bisogna provvedere ad informare al meglio le popolazioni terremotate, sembra oltremodo fuori luogo che si dia corso ad “iniziative pubblicitarie” che, a nostro parere, e non solo nostro, nulla hanno a che fare con la mission dell’Ingv».

Non è dato sapere a quanto possa ammontare il ricavato della vendita di quelle cassette di vino, di certo la cifra non sfiorerà nemmeno il milione e 125 mila euro che in un primo momento era stato destinato al recupero di Pizzi Deneri. Era stato l’ex direttore della stessa sede di Catania, Domenico Patanè, a far assegnare alla sede etnea la considerevole somma di fondi Pon-Programmi operativi nazionali finanziati dall’Unione Europea. I lavori sono stati avviati, ma poi sono stati bloccati.

«Tra il 2012 e il 2014 – racconta adesso Patanè – abbiamo dovuto fare i salti mortali per ottenere dal Comune di Linguaglossa una nuova concessione (29 anni) del terreno su cui sorgono l’osservatorio e i laboratori sotterranei. I soldi per ristrutturare Pizzi Deneri c’erano. Ma poi, finito il mio mandato, la macchina si è arenata. E quel finanziamento è stato dirottato altrove: il 70% è finito a Palermo. Un vero peccato, perché quella struttura riqualificata avrebbe significato molto per la ricerca scientifica nel nostro territorio. L’Osservatorio oggi ha bisogno di lavori consistenti e urgenti, ma il treno è stato perso e non so se e quando ripasserà. È mancata la volontà per raggiungere quel traguardo».

Replica Eugenio Privitera che due anni or sono è subentrato proprio a Patanè: «Quei soldi non sono andati perduti, ma sono stati riassegnati ad altri progetti della stessa sede catanese e solo in piccola parte alla sede di Palermo che rischiava di chiudere. Siamo stati obbligati a seguire questa strada per svariati motivi: innanzi tutto perché l’ok definitivo per i lavori di recupero è arrivato soltanto a maggio del 2014, due mesi dopo la parziale riconcessione del terreno su cui sorge l’osservatorio. I lavori sarebbero dunque cominciati in estate e mai si sarebbe potuto finire entro il limite del 12 dicembre di quello stesso anno, limite fissato dal Miur, il ministero dell’Università e della ricerca scientifica».

«Avevamo le mani legate: se saltava quel finanziamento da un milione 125 mila euro, sarebbe saltato l’intero pacchetto da 16 milioni di euro concessi all’Ingv nell’ambito di Vulcamed, il piano di ricerca geofisica e vulcanologica per il monitoraggio dei rischi naturali e ambientali e per la tutela e la fruizione delle risorse del territorio. Un piano che, appunto, comprendeva in un primo momento anche il progetto Pizzi Deneri. Ne abbiamo discusso più volte a Roma e, per evitare il peggio, con il consenso del ministero, abbiamo presentato una variante al programma di finanziamento attraverso cui siamo riusciti a far destinare quel milione e passa a importanti progetti in corso sempre a Catania. Inoltre, e non è cosa da poco, l’Ingv anche se ha ottenuto un prolungamento della concessione del terreno, non è il solo titolare dell’Osservatorio. Quella sede è condivisa con il Comune di Linguaglossa. Ergo, si tratta di una struttura non essenziale per l’Istituto».

Da Pizzi Deneri alla stessa sede di Catania dell’Ingv, un’antica villa nobiliare che si affaccia su piazza Roma, a due passi dall’ingresso della Villa Bellini. Un edificio strategico, come tantissimi in Italia, a rischio crollo in caso di terremoto. «Da tempo si sa – è il richiamo di Patanè – che ha bisogno di urgenti lavori per l’adeguamento antisismico. Già nel 2012, all’indomani del terremoto dell’Aquila, abbiamo effettuato tutte le verifiche sulla vulnerabilità. È emerso che l’edificio è a rischio e abbisogna di interventi strutturali. Per questo durante il mio mandato mi sono confrontato ripetutamente con la Protezione civile regionale e, addirittura, si era riusciti a trovare un milione di euro per i lavori. Poi, come tutto ciò che coinvolge la Regione Siciliana, non se ne è fatto nulla e di quel finanziamento si sono perse le tracce».

«I primi veri esami tecnici sulla tenuta della struttura sono stati condotti non più tardi dello scorso anno – chiosa a sua volta Privitera -. E il responso è stato categorico: soltanto il 30% dell’edificio garantisce una tenuta antisismica. Questo vuol dire che è a rischio. Impensabile che si possa adeguare. Per tale motivo abbiamo già raggiunto un accordo di massima con la Protezione civile regionale per il trasferimento della nostra sede nel mega centro del dipartimento che dovrebbe essere realizzato a San Giovanni La Punta».

Sin qui il botta e risposta in “casa Roses”. Sul tappeto restano nel frattempo i mille problemi che attanagliano la ricerca scientifica italiana, con centinaia di giovani studiosi che ogni anno fanno le valigie ed emigrano all’estero. Geologi, fisici, vulcanologi, tanto per fare un esempio. Menti brillanti che potrebbero dare un contributo concreto a un Paese ad altissimo rischio sismico e vulcanico come il nostro. E invece… Soltanto nella sede catanese dell’Ingv su 120 tra ricercatori e tecnici quasi la metà ha un contratto precario da decenni. «E di stabilizzazione – esclamano – non se ne parla proprio. E allora…?».

LA PRECISAZIONE

Dal dott. Domenico Patanè, dirigente di ricerca dell’Ingv, riceviamo e pubblichiamo

Quanto sopra riportato non può e non deve essere considerata e definita una querelle  interna all’Osservatorio tra ricercatori. Sulla questione del Progetto sperimentale “Vini d’alta quota”, oggi l’INGV su un quotidiano nazionale precisa: «Si comunica che l’Amministrazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sta effettuando gli opportuni approfondimenti del caso, in quanto l’intero iter istruttorio e la convenzione relativa furono compiuti nel 2015 quando l’INGV aveva una dirigenza diversa; gli attuali vertici dell’ente non possono essere in alcun modo chiamati in causa».

Relativamente all’Osservatorio di Pizzi Deneri si tiene a ribadire che la sua mancata ristrutturazione con i fondi del Progetto Vulcamed è stata un’occasione perduta, in quanto poteva essere richiesto formalmente al MIUR di concedere una proroga temporale (che è stata comunque ottenuta) per consentire l’esecuzione dei lavori, e non di rimodulare il progetto destinando i fondi ad altri scopi. Ciò avrebbe permesso di ristrutturare in modo adeguato l’Osservatorio, evitando la recente spesa di circa 80.000 euro su fondi ordinari della Sezione per interventi di manutenzione straordinaria, somme invece necessarie al regolare funzionamento della Sezione di Catania dell’INGV.

Inoltre, risulta quantomeno curiosa l’affermazione dell’attuale Direttore che “l’Osservatorio di Pizzi Deneri  non è una struttura essenziale per l’Istituto”, nonostante il grande numero di strumenti e la relativa attività scientifica che si svolge all’Osservatorio. Maggiori dettagli sull’Osservatorio di Pizzi Deneri sono riportati nell’articolo del foglietto “Ingv, progetto Vulcamed e mancata ristrutturazione dell’Osservatorio di Pizzi Deneri”. https://ilfoglietto.it/enti/ingv/4923-ingv-progetto-vulcamed-e-mancata-ristrutturazione-dell-osservatorio-di-pizzi-deneri.html

Infine, per quanto riguarda l’edificio della Sezione di Catania dell’INGV – Osservatorio Etneo di Piazza Roma, una struttura strategica che presenta notevoli problemi di vulnerabilità sismica,  si precisa che la richiesta di un contributo di finanziamento al Dipartimento di Protezione Civile della Regione Siciliana (DRPC), per eseguire i lavori di miglioramento/adeguamento dell’edificio risalgono al maggio 2011. Mentre la richiesta della realizzazione di una nuova struttura presso il Centro di Protezione Civile Regionale a San Giovanni La Punta (CT), risale al giugno 2013. Sono passati rispettivamente 5 e 3 anni e a oggi non si ha alcuna notizia nonostante l’elevato grado di vulnerabilità sismica dell’edificio e l’importanza dell’Osservatorio Etneo per scopi di Protezione Civile. Maggiori dettagli sull’argomento sono riportati nell’articolo del foglietto “L’ex direttore dell’Osservatorio Etneo replica a un articolo del Foglietto” https://ilfoglietto.it/enti/ingv/4527-l-ex-direttore-dell-osservatorio-etneo-replica-a-un-articolo-del-foglietto.html

 

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