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Luis Sepúlveda racconta “La fine della storia” e sostiene il diritto alla felicità

CATANIA

Emozioni intense, parole colme di forza e speranza che raccontano un vissuto fuori dal comune. Tutto questo e molto altro, è stato in grado di trasmettere Luis Sepulveda al numeroso pubblico del Teatro Sangiorgi. Un incontro nato per presentare, in anteprima nazionale, il suo ultimo libro “La fine della storia”, ma che poi è diventato un racconto intriso di vita e fantasia così com’è solito fare, nei suoi romanzi il grande autore cileno.

LUIS SEPULVEDA

La presentazione moderata dal giornalista Alberto Bilà, è iniziata con un ringraziamento che Sepúlveda ha rivolto alla Sicilia da parte di due associazioni umanitarie di cui lui è attivista, Amnesty International e Medici senza frontiere. Il grazie ai siciliani è d’obbligo, sottolinea lo scrittore, perché accolgono e aiutano, ogni giorno, migliaia di poveri migranti.

Poi il dialogo e passato all’aspetto letterario, il libro presentato è una biografia romanzata, spiega l’autore, che reputa invece le autobiografie assurde e banali, un lavoro durato tre anni. La somiglianza tra Sepúlveda e Juan Belmonte, protagonista del romanzo, è subito riconoscibile, entrambi hanno affiancato il presidente Allende e da ex guerriglieri cileni hanno combattuto contro il regime di Pinochet patendo le torture del carcere. Ma il racconto mostra anche una parte di storia poco conosciuta a molti, i rapporti che esistevano tra la Russia di Trockij e il Cile di Pinochet, attraversando il novecento e narrandone grandezze e miserie fino a giungere ai drammatici risvolti. Il libro però non parla solo di guerra ma tra le pagine si trova anche un amore forte e sofferto, quello di Juan per la moglie Veronica che lui cura con dedizione. La donna infatti, era pure lei una prigioniera che ha causa delle torture ha perso l’uso della parola. Anche qui la similitudine con la vita di Sepúlveda è lampante, la moglie dello scrittore è stata a lungo nel carcere cileno e il libro è proprio un’appassionata e romantica dedica all’amata Carmen. La lettura di alcuni passi del romanzo interpretati dall’attore Mariano Rigillo, ha guidato il pubblico presente, verso mondi lontani a scoprire pagine di storia a noi poco note.

Copertina Sepulveda

La serata è proseguita tra l’estasi e il malcontento di tanti spettatori che rimasti senza posto, si sono dovuto accontentare di ascoltare lo scrittore dai corridoi laterali del teatro. Sepúlveda, interrogato da Bilà, ha trattato tematiche di importante valore civile e politico. Ripercorrendo la sua vita e le lotte, gli anni di prigionia, l’esilio lontano dalla sua terra e le gioie che la scrittura gli ha donato. L’autore dichiara che la sua vita gli ha regalato tanto e tra i bei momenti ha ricordato il premio conferitogli due anni fa dal Tao Book, le lauree honoris causa attribuitegli in Italia e in Francia, ma c’è qualcosa per cui lui si sentirà sempre grato ed è stata la possibilità di lavorare al fianco di Salvatore Allende. Quindi, parla del perdono, affermando che è possibile perdonare solo colui che si dichiara colpevole, un governo non si assume mai le proprie colpe e pertanto non potrà essere perdonato dal proprio popolo.

Bilà ha spostato l’attenzione alla politica internazionale chiedendo allo scrittore chi dei due candidati presidenti avrebbe votato qualora fosse stato americano; Sepúlveda ha prontamente risposto che non avrebbe scelto né Trump né la Clinton aggiungendo che ciò che manca nel mondo d’oggi è la possibilità di un vero discorso politico che nessun capo di stato è in grado di fare. La democrazia si sviluppa attraverso la coscienza del popolo, educandolo e non si impone, lo scrittore punta il dito contro l’occidente e l’Europa, che sta alimentando una guerra iniziata solo per interesse.

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Sepúlveda si sofferma con piacere a parlare dei giovani, in loro trova una nuova etica e un senso più profondo di libertà, sente che le “vecchie” generazioni non hanno fatto abbastanza per garantire un buon futuro ai propri ragazzi, ma crede che ci sia tempo per recuperare, lavorando insieme per ritrovare la vera essenza di una società diversa. Si definisce un’ottimista a lunga distanza, ribadendo più volte l’importanza della speranza nella vita del singolo individuo. L’autore, sostiene fortemente il concetto di felicità, come aspirazione di ogni persona, tanto da definirla un diritto, augurandosi che in futuro possa essere inserita come primo articolo nella carta fondamentale del diritto umano.

In conclusione Bilà ha rivolto a Sepulveda una domanda sul referendum costituzionale del 4 dicembre. Lo scrittore ha risposto di non volersi schierare ma ha affermato di condividere il pensiero di Gramsci dell’indifferente politico e ha invitato il popolo italiano a partecipare attivamente andando a votare ed esprimendo il proprio parere qualsiasi esso sia.

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L’incontro ha suggellato la rassegna “Paesaggi di mare” promossa dall’Assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo insieme al Taormina Book Festival, presieduta da Antonella Ferrara. Durante la serata Sepúlveda ha ricevuto il “Premio Sicilia”, per l’eccellenza della sua produzione letteraria e i valori civili e umani che trasmette attraverso la vita e i romanzi, sempre pronto a difendere con il suo spirito e la sua penna i diritti e la libertà dell’individuo.

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