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Antimafia ad Agrigento dopo 12 anni

AGRIGENTO

La Commissione Parlamentare Antimafia, presieduta da Rosy Bindi e dal vicepresidente Claudio Fava, è tornata a fare tappa ad Agrigento dopo 12 anni di assenza

Tanti i temi affrontati dalla Commissione: dalla gestione dell’acqua a quella dei rifiuti, dalle attività della criminalità organizzata  ad alcuni casi politici come quello di Camastra, il cui comune è stato interessato da una richiesta di accesso agli atti per presunti condizionamenti mafiosi nella penultima tornata elettorale.

L’onorevole Bindi ha descritto la mafia agrigentina come “tradizionale”, quasi arcaica, ma con una straordinaria capacità controllo del territorio favorita soprattutto da un ancora alto tasso di omertà fra gli abitanti. Si è parlato di alcune famiglie tra le più storiche nella provincia di Agrigento, come il clan Rizzuto, che partendo dalla povertà di Siculiana ha conquistato il Canada e le principali rotte del narcotraffico. Non è da escludere, come testimoniano alcuni monitoraggi delle forze dell’ordine, un ritorno nel territorio d’origine di alcuni esponenti di “peso”.

Infine, l’annuncio della presidente Bindi: «Abbiamo preso in esame il caso della gestione delle acque. Ci sono indagini della magistratura in corso e c’è la vigilanza da parte della Prefettura. Penso che dopo questa giornata di audizioni, approfondiremo. Noi prediamo in esame l’aspetto dell’influenza mafiosa, mentre l’aspetto tecnico è affidato ad altri. L’acqua è essenziale per una comunità che non può subire i depuratori che non funzionano, i contatori cinesi, le gare d’appalto poco chiare e quindi penso che ci saranno degli sviluppi. Dopo aver ascoltato prefetto e comitato di sicurezza credo che la nostra commissione non potrà non sentire i vertici della società che gestisce le acque di questa provincia»

All’incontro erano presenti tutte le massime autorità: dal Prefetto, Nicola Diomede, al Questore, Mario Finocchiaro, con i colonnelli dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, Mettifogo e Sobrà.

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