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Se la morte è un “dettaglio” che una madre paga per la vita dei suoi figli

È di pochi giorni fa la notizia di una giovane donna che dal Gambia si è imbarcata insieme con i suoi figli, una bimba e un bimbo. In mare qualcosa è andato storto e quando il barcone si è spezzato lei ha fatto da scudo per salvare i suoi bambini. È morta così. I bambini sono stati portati a Pozzallo e affidati a un istituto. Storie di morte e di disperazione. Che i bambini non dovrebbero conoscere. E che dovrebbero commuovere ancora. 

A quel barcone aveva affidato la sua vita. Poche idee o troppe. O forse solo l’immagine del suo futuro, sfocata, piena di pensieri nudi. Nei suoi occhi, due bambini. I suoi due bambini. 9 e 6 anni. Li aveva portati con sé. E quando è stato il momento li ha protetti. Li ha salvati. Ha regalato loro quello che lei ha perso.
Era partita dal Gambia per tentare di sbarcare in Italia, per tentare di toccare con mano le sue speranze. Aveva 33 anni e su quel barcone aveva messo tutto. Tutto. E di più. Ma quel barcone si è spezzato. In mare aperto. Cinque ore di navigazione e una vita finita in pochi attimi. La disperazione che diventa terrore. La calca di gente. La folla di corpi spaventati. Lei non avrà neppure pensato, avrà solo fatto. Ha messo il suo corpo tra i corpi dei suoi figli e quelle anime di disperati che si dimenavano per salvarsi dall’inferno. Ha fatto da scudo. Fin quando è morta, soffocata, schiacciata. Qualcuno, tra i 299 migranti, l’ha guardata pensando fosse svenuta ma c’è voluto poco per capire che non c’era più vita su quel volto.
Ma forse quando si sale a bordo di quei barconi, la morte è un “dettaglio” che si mette in conto. Quando si sale su quei barconi e non si vede più terra, forse si pensa che l’ora appena trascorsa sia stata un’altra, ancora un’altra, passata semplicemente respirando. Forse anche lei l’aveva messa in conto, la morte, ma non avrebbe mai, mai messo in conto la morte dei suoi figli. A costo della propria vita. Così è stato.
Lo scafista avrebbe voluto liberarsi di quel corpo. Di quella donna. Ai bimbi qualcuno ha detto che mamma stava dormendo ma due bambini costretti a salire su un barcone, senza sapere nulla o quasi di un viaggio maledetto, smettono presto di credere nelle favole e a quel sonno non hanno creduto a lungo. Hanno vegliato la loro mamma fino all’arrivo dei soccorsi. Poi l’hanno lasciata.
La loro infanzia è stata prima di quel momento. Prima che silenziosamente decidessero di custodire quel corpo morto. Come se sapessero già come comportarsi. Eppure i bambini non dovrebbero saperlo. Mai.
Dieci anni fa questa morte avrebbe commosso. Oggi veste di un velo di tristezza qualcuna delle nostre coscienze. Poi passa. Passa tutto. E sembra che la morte dei migranti sia un dettaglio anche per noi.

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