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Nuova Zelanda: violento sisma con tsunami. Feriti, danni, migliaia in fuga

Un terremoto di magnitudo 7.8 (8.1 secondo i dati preliminari dell’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ha colpito la Nuova Zelanda poco dopo la mezzanotte locale (le 12,03 di oggi in Italia). Epicentro del sisma la zona di Christchurch, sulla costa orientale di South Island, una delle due maggiori isole che costituiscono il Paese. Immediato l’allarme tsunami, con la conseguente evacuazione di migliaia di persone dalle aree più a rischio. Secondo le prime informazioni fornite dalla Protezione civile locale, vi sarebbero numerosi feriti; gravissimi danni ai centri abitati e alle vie di comunicazione.

“Stiamo approntando i primi soccorsi con gli elicotteri – ha spiegato un portavoce del governo – per raggiungere località come Kaikoura e Culverden, maggiormente colpite dalla scossa. Al momento, non vi sono ulteriori dettagli”.

Le sirene dell’allarme tsunami hanno preso a ululare lungo la costa subito dopo l’evento sismico. Paura a Wellington, che si trova al livello del mare.

Secondo testimonianze che rimbalzano sui social, le prime onde di ritorno alte circa due metri si sono già abbattute sulla costa. “Il timore però – spiegano gli esperti – è che possano arrivarne altre anche di 4-5 metri”.

“L’epicentro – puntualizza a sua volta Alessandro Amato, del Centro allerta tsunami dell’Ingv – è stato localizzato sulla terra, a una novantina di chilometri dalla città di Christchurch, con ipocentro a una profondità di dieci chilometri. Data la grandezza della faglia interessata, tuttavia, il movimento tellurico ha interessato fortemente il fondale dell’oceano Pacifico, generando così le onde di tsunami”.

L’area colpita è una delle più a rischio del pianeta. Nel 2011 un terremoto di magnitudo 6.3 colpì la stessa Christchurch, causando la morte di 185 persone e la distruzione dell’intero centro della città.

La Nuova Zelanda si trova nel cosiddetto “anello (o cintura) di fuoco”, un’area a forma di ferro di cavallo lunga 40 mila chilometri, situata ai margini dell’Oceano Pacifico. Si chiama “anello di fuoco” per l’elevata presenza di vulcani e un altissimo rischio sismico. Proprio lungo questa “cintura” si trova il 75% dei vulcani della Terra e qui avviene il 90% dei terremoti più catastrofici, tra cui quello che colpì il Cile nel 1960, quando si sprigionò un’energia di magnitudo 9.5.

Nel suo insieme, si tratta di un contesto geologico caratterizzato dal restringimento dell’oceano che è provocato dallo scontro tra le placche continentali: la placca oceanica sprofonda sotto quella americana e quella asiatica. E tale dinamica, spingendo enormi masse di magma verso la superficie, mantiene perennemente in attività le faglie che si muovono e si spezzano. Lungo “l’anello” si trovano il Giappone, l’Indonesia, la Polinesia e le Filippine.

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