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Abuso da videogiochi. Quando il gioco diventa ossessione e dipendenza

Si dorme poco, ci si relazionano meno e l’isolamento diventa una routine. Sintomi di abuso da videogiochi, un disagio che, certo, vent’anni fa non sarebbe stato neppure contemplato. «Le dipendenze tecnologiche, compresa la dipendenza da videogiochi, rientrano nelle cosiddette “Nuove Dipendenze”, per distinguerle dalle dipendenze vecchie, le tossicodipendenze». A dirlo è Francesca Picone, psichiatra al centro dipendenze senza sostanze e responsabile Sert Montelepre dell’Asp Palermo.
«Ne fanno parte comportamenti non legati all’assunzione di sostanze chimiche, con un profilo clinico e psicopatologico caratterizzato da una graduale modificazione delle modalità percettive, dell’assetto cognitivo, dello stato e dei livelli di coscienza. Sono le cosiddette “Dipendenze senza sostanze”, che a partire da comportamenti socialmente accettati, finiscono con l’assumere caratteristiche di necessità assoluta e imprescindibile».
Chi soffre principalmente di questo disagio?
«Tra gli adolescenti dilaga da più anni l’abuso di videogiochi, anche e soprattutto on-line, ma il fenomeno è pressoché totalmente sommerso; non esistono infatti in letteratura studi accreditati che dimostrino l’incidenza del fenomeno – continua Picone – La fascia d’età dell’adolescenza è certamente quella più esposta a rischio; se è vero infatti che gli strumenti tecnologici riescono a svolgere una funzione contenitiva oltre che gratificante, è pur vero che l’utilizzo quotidiano e continuo di tali strumenti, nell’aver modificato notevolmente le modalità relazionali e comportamentali degli adolescenti, in alcuni casi, può condurre ad un’alterazione spropositata del loro vivere quotidiano, sino a veri e propri comportamenti da dipendenza».
Disagi moderni di fronte ai quali i genitori spesso sono disarmati: «Quello dell’abuso dei videogiochi sembra essere un rischio che riguarda più i ragazzi, probabilmente le ragazze sono rivolte verso altro. Al Centro Dipendenze Senza Sostanze dell’Asp di Palermo, abbiamo in cura giovani con questo tipo di problematiche; vengono condotti dai genitori quando si rendono conto di un grado di compromissione generalmente piuttosto avanzato. I sintomi sono rappresentati da: perdita della libertà interiore, impulso incontrollabile, tendenza alla reiterazione, coinvolgimento deleterio per il soggetto; purtroppo il giovane nella stragrande maggioranza dei casi non è consapevole di tutto ciò, vive una condizione di più o meno grave isolamento, dorme poco o nient’affatto, ha ridotto sensibilmente la sua vita di relazione e non ha quasi mai intenzione di avviare un percorso di cura, convinto com’è che non ce ne sia motivo».
Come intervenire in questi casi? «Il percorso di cura – conclude Picone – si snoda tra la necessità di prendere consapevolezza del proprio comportamento disfunzionale e il bisogno di essere aiutati a crescere, che sta quasi sempre sotteso. Si tratta generalmente di un percorso psicoterapico o di counseling, rivolto all’adolescente e alla sua famiglia».

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