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Operazione “Free fuel”: 16 arresti e 65 denunce – VIDEO

RAGUSA

Furti di carburante, sistematici, da parte di un’organizzazione specializzata di ladri, ricettatori e contrabbandieri. Sedici persone arrestate da parte della squadra mobile di Ragusa ed altre 65 persone denunciate per ricettazione in quanto acquistavano carburanti di contrabbando provento dei furti. Quasi 3 milioni di euro il danno che tre aziende petrolifere hanno subito in circa due anni. Oggi nella sala stampa della Questura di Ragusa, i dettagli dell’indagine denominata “Free Fuel” sono stati illustrati dal questore di Ragusa Giuseppe Gammino, dal sostituto procuratore della repubblica Valentina Botti e dal dirigente della squadra mobile Antonino Ciavola.

Le manette sono scattate per Salvatore Agosta, modicano di 44 anni; Luca Bellistri, 39enne di Augusta; Sebastiano Cacciola, catanese di 45 anni; Giuseppe Cappuccio, 53enne di Augusta; Ivan Castrogiovanni, siracusano di 25 anni; Marco Castrogiovanni, siracusano di 42 anni; Giovanni Cuddè, 38enne di Caltagirone; Claudio Iacono, 59enne di Floridia; Michele Iemmolo, modicano di 61 anni; Michele Novello, 40enne di Caltagirone; Daniele Pupillo, siracusano di 31 anni; Saverio Rinaldi, siracusano di 52 anni; Antonino Saraceno, 40enne di Augusta; Salvatore Spadaro, messinese di 45 anni; Andrea Venuto, 22enne di Augusta e Fabio Carnevale, siracusano di 32 anni.

Le indagini hanno avuto inizio dalla denuncia dell’amministratore delegato di un’impresa della provincia iblea che commercializza all’ingrosso prodotti petroliferi. Il socio, nonché amministratore dell’azienda, denunciava il furto di oltre 1 milione di litri di carburante annui; ammanchi questi, che non gli permettevano di poter mai contenere il prezzo del carburante nelle centinaia di distributori da lui controllati, anche favore dei clienti; nel contempo, lo costringeva a licenziare alcuni dipendenti a causa dei danni subiti.

I primi appostamenti presso i vari distributori di carburante non evidenziavano inizialmente nulla di anomalo; si attenzionavano le autobotti, temendo che gli autisti potessero deviare il percorso di ordinaria consegna prestabilito, scaricando invece illecitamente parte del carburante. Anche in questo caso non emergeva a prima vista alcuna anomalia. Dopo settimane di appostamenti e pedinamenti è stato ottenuto un primo riscontro investigativo: nel territorio di Modica e Scicli, uno degli autisti monitorati, scaricava del carburante presso un’azienda che non aveva effettuato alcun ordine.

Conseguenti i dubbi di come si potesse, sul ferreo presupposto delle contabilizzazioni di carico e scarico del carburante, per quantità superiori a 2mila litri e senza che l’azienda fornitrice se ne accorgesse, distrarre tali quantità di carico, senza poi registrare un conseguente ammanco al distributore ricevente la fornitura.

Eppure, questo sistema sembrava infallibile, i ladri riuscivano a rubare e poi a rivendere senza farsi accorgere sia dall’azienda proprietaria e fornitrice del carburante che da quella incaricata del solo trasporto dalle raffinerie ai distributori al minuto.

La Procura della Repubblica di Ragusa, considerati i primi riscontri, autorizzava la registrazione  video dei movimenti effettuati direttamente all’interno delle cabine delle autocisterne adibite al trasporto carburante e/o sul perimetro nelle parti del mezzo dove risultano installati i bocchettoni per il rifornimento.

Messe in opera queste attività tecniche, gli inverstigatori hanno però riscontrato che alcuni autisti si erano accorti delle telecamere: sono state quindi autorizzate anche le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Pedinati elettronicamente, i diversi autisti che partivano dalle zone del ragusano, erano soliti portarsi, subito dopo aver fatto rifornimento alle raffinerie di Augusta, presso una grande officina di TIR, denominata “Tir Service” di proprietà di Bellistri e Cacciola; nello stesso piazzale vi era anche collocato un autolavaggio denominato “autolavaggio industriale” di proprietà dei fratelli Castrogiovanni, tutti oggi tratti in arresto.

Nasceva conseguentemente l’esigenza investigativa di installare in tali siti, ulteriori sistemi di videoripresa che potessero certificare le attività consumate all’interno della “Tir Service”. Dopo i primi giorni di osservazione elettronica, si apprendeva che all’interno dell’azienda di manutenzione camion veniva perpetrato il furto dalle autobotti e la ricettazione ad altre decine di acquirenti, molti dei quali noti professionisti della zona di Augusta così come tanti insospettabili. Gli autisti delle autobotti, dipendenti di una delle aziende specializzate in trasporto carburanti, dopo aver rifornito la cisterna presso la raffineria, si spostavano alla “Tir Service” e/o presso “l’autolavaggio industriale” per camion, entrambi presenti nello stesso sito ad Augusta in c.da Ogliastro. Una volta giunti presso queste due aziende, mettevano in opera una serie di accorgimenti illeciti; ad esempio scaricavano il carburante che avevano all’interno dei serbatoi dello stesso camion, ovvero quelli che servono per alimentare il motore della motrice (i serbatoi contengono fino a 2.000 litri, quindi un ammanco di 200 o 400 sono sempre giustificabili come maggiorazione consumi);  altro sistema era quello di prelevare il carburante proprio dalle stesse cisterne, perché per i trasportatori di tali prodotti è normativamente accettata una tolleranza dovuta all’evaporazione ed all’aumento del volume in base alle temperature, quindi “giocando” su questa tolleranza riuscivano a sottrarre altre centinaia di litri all’insaputa dei commissionari del carburante e dei titolari delle aziende di trasporto.

L’operazione illecita veniva contestualmente commessa da più autisti aventi sede a Ragusa, avendo gli stessi costituito una compagine criminale di alto livello e più che rodata. I correi, una volta caricato il carburante, si informavano sull’eventuale presenza degli incaricati dell’azienda vittima del reato, addetti al controllo.

Nel contempo si sentivano tra loro sempre telefonicamente o tramite radio ricetrasmittente al fine di monitorare la posizione dei verificatori/controllori che erano stati assunti proprio per arginare, invano, i furti, considerato che la rete criminale permetteva sempre di eludere i controlli.

Altra tecnica utilizzata era quella di avere la compiacenza di qualche distributore di carburante in provincia di Ragusa così come in tutta la Sicilia orientale, al quale scaricare carburante in più, trafugato sempre dai serbatoi del camion che in teoria avrebbero dovuto essere sigillati. Consegnati (a titolo di esempio) i 300 litri in più al distributore, quest’ultimo pagava il carburante ad un prezzo molto più basso e lo rivendeva a prezzo di mercato, con guadagno per tutti i complici.

Invece i prezzi del carburante trafugato ed illecitamente ceduto, variavano da 0.70 ad 1 euro per poi rivendere il tutto ad un prezzo di poco superiore, conveniente per tutti anche per gli acquirenti finali, come detto, risultati essere insospettabili residenti nelle province di Ragusa e Siracusa. In altre occasioni sono stati trafugati anche ingenti metri cubi di gas, stipati in bombole e travasati con metodi pericolosissimi.

I diversi sistemi utilizzati sono stati ampiamente documentati dalle immagini di intercettazioni video fatte nei luoghi utilizzati per trafugare il carburante rivenderlo.

Dalle indagini durate 6 mesi circa, è stato possibile raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni 15 arrestati e di altri 65 soggetti che sono stati denunciati in stato di libertà in quanto responsabili “solo” dell’acquisto del carburante presso la “Tir Service” o “l’autolavaggio industriale”. In pratica i clienti dei ricettatori, seppur rispondano anche loro del reato di ricettazione che prevede una pena che va dai 2 agli 8 anni, avendo avuto un ruolo meno grave degli organizzatori del sistema “Free Fuel”, sono stati denunciati in stato di libertà.

Gli acquirenti denunciati, sono quasi tutti residenti nel siracusano e costituiscono un gruppo eterogeno, in quanto comprendenti un po’ tutte le classi sociali, molti dei quali insospettabili; alcuni di loro, pur se di elevata posizione sociale, erano soliti ordinare grossi quantitativi di carburante pagandolo ad un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato. Il sistema, soprattutto nel piazzale dove insistono le due attività commerciali inserite a pieno titolo nell’attività illecita, era talmente rodato da diventare del tutto normale per gli impiegati delle imprese coinvolte.

Le modalità di rifornimento dei clienti erano inusuali ma consolidate. Gli arrestati che operavano nel piazzale ad Augusta, rifornivano (vedasi video telecamere intercettazione) con innaffiatoi per le piante, le autovetture richiedenti piccole quantità di carburante (50 lt al massimo), mentre i grossi quantitativi venivano ceduti con dei fusti riempiti ad hoc con grossi di tubi di conduzione.

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