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Addio Udc, arrivano i Centristi per la Sicilia

PALERMO

Dall’Ars ai Comuni dell’Isola è iniziata la crociata dei biancoscudati fedelissimi a Gianpiero D’Alia, a seguito della fuori uscita dall’Udc del deputato nazionale ex ministro ed ex segretario regionale del partito.

E’ iniziata, infatti, in alcuni Municipi la cancellazione del simbolo dell’Unione di Centro, per far posto alla sigla “Centristi per la Sicilia”.

Ciò è stata la conseguenza della riunione di qualche giorno fa a Palermo, in cui i parlamentari regionali dell’Udc hanno deliberato di cambiare la denominazione del gruppo in “Centristi per la Sicilia”, appunto, su ispirazione delle iniziative a sostegno del Sì alla riforma costituzionale, in accordo con i comitati referendari dei “Centristi per il sì” che seguono Pier Ferdinando Casini.

Il primo intero gruppo consiliare comunale che ha lasciato il partito di Cesa per seguire il progetto dell’on. D’Alia, è stato quello di Milazzo, prendendo la denominazione di “Centristi per Milazzo”.

Oggi è toccato a tutti e cinque i consiglieri del Comune di Messina apporre il nuovo simbolo alla segreteria del gruppo.

“Nella città si chiamerà “Centristi per la Sicilia – ha spiegato il capogruppo Mario Rizzo – proprio come all’Ars, perché il regolamento comunale prevede che si può costituire un nuovo gruppo, a patto che sia lo stesso che esiste nei gruppi parlamentari regionali o nazionali”.

Lo strappo tra Gianpiero D’Alia e l’Udc, in particolare con il segretario nazionale Lorenzo Cesa, è avvenuto a seguito della dichiarazione del deputato messinese, che aveva affermato “L’Udc è morta”. Da qui la sospensione dal partito e le sue immediate dimissioni.

Ovviamente dietro la frase “incriminata” vi erano già dei contrasti interni, in particolare dopo che Cesa aveva sconfessato le decisioni congressuali con l’elezione a segretario regionale di Adriano Frinchi, inviando, invece, nell’Isola un commissario. E non erano neppure state gradite le nuove alleanze che venivano strette dalla dirigenza del partito con i cuffariani, con Micciché e Romano. A dividere definitivamente le strade era stata l’adesione di D’Alia al Sì referendario mentre Cesa aveva scelto il No.

La cesura è avvenuta non senza la forte reazione degli uomini vicini a D’Alia, come il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone.

 

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