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Il Messina non si cede. Proto: «Nel mio mondo, la trattativa si fa tra persone serie»

CATANIA

«Avrei dovuto comprare 2 milioni e 400 mila euro di debiti a breve, ciò significa che c’è qualche problema. La mia intenzione era salvare il Messina, che oggi ha bisogno di risorse perché ci sono ipotesi di istanze di fallimento. La disponibilità è funzionale ad una ristrutturazione del debito e l’offerta rappresenta un sistema di incentivazione per chi lascia. Vuol dire che stanno bene». Franco Proto non usa mezze misure per chiarire la sua posizione dopo la chiusura della trattativa per l’acquisizione del Messina, facendo particolare riferimento alla sua offerta di 250 mila euro, da spalmare in 12 rate.

In un lungo comunicato, Proto chiarisce molti aspetti del negoziato che ha portato avanti dal mese di agosto. In risposta alla nota con la quale, nella tarda serata di ieri, la società giallorossa aveva dato comunicazione della conclusione della trattativa.

«Delineo quanto accaduto con una premessa – sottolinea l’imprenditore nella nota –  indirizzo questo pensiero per tramite di un comunicato, all’indomani di un altro comunicato emanato dall’Acr Messina, che aveva chiesto riservatezza e comunicazioni attraverso Pec. E invece ha poi virato per una comunicazione aperta, che a me sta bene, non ho segreti né carte complesse da nascondere. Ma rilevo questo comportamento come contrario a ogni forma di deontologia e riservatezza che una trattativa del genere avrebbe richiesto».

«Dall’inizio della trattativa – continua Proto – l’Acr Messina ha cambiato tre allenatori, altrettanti direttori sportivi – uomini mercato, una dozzina di calciatori, società di marketing. Tutto legittimo, ci mancherebbe, non entro nel merito, ma registro che tali scelte, nel corso di una trattativa, sono in realtà segnali che certificano da parte dell’attuale proprietà una profonda incertezza di gestione e una sostanziale volontà di proseguire nel cammino intrapreso. L’altro, e più importante segnale di una reale mancanza di volontà di cessione, è l’opacità sollevata ogni qualvolta la trattativa arriva al punto cruciale: mettere a fuoco i bilanci e il monte debiti dell’Acr Messina, attività che si è potuta effettuare ben oltre sei mesi dopo l’inizio della trattativa. Tutto questo mi genera un forte imbarazzo. Nella cultura che ha contrassegnato tutta la mia ormai quarantennale attività imprenditoriale non c’è spazio per tanto pressapochismo».

Le parole dell’imprenditore sono incisive anche nel prosieguo, una lunga disamina di contrarietà intercorse durante questi mesi. Che oggi vengono chiaramente a galla.

«Non ho alcun interesse alle pagine di giornale e al chiacchiericcio – sottolinea Proto – al quale questa trattativa è stata sottoposta, tra incontri, mail, dichiarazioni a mezzo stampa, post sui social network e, non da ultimo, persino lo stralcio dell’offerta pubblicata da un sito internet.  Nel mio mondo, la trattativa è fatta tra persone serie, che impostano rapporti seri, che dichiarano una cosa e la mantengono fino all’epilogo. Da parte della proprietà dell’Acr Messina arrivano da oltre sei mesi segnali discordanti, non solo tra le proprie componenti, ma anche da parte della stessa persona che nella stessa giornata è capace di dichiarare cose diverse».

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