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Duro colpo a Cosa nostra catanese: arrestato Angelo Magrì

CATANIA

Un duro colpo è stato sferrato a Cosa nostra. Il 3 novembre scorso, infatti, su disposizione della Procura, è stato arrestato Angelo Marcello Magrì, nato a Catania il 20 gennaio 1970. Magrì, è il fratello di Orazio, esponente di spicco dell’ala militare della famiglia Santapaola- Ercolano. Nel corso dell’indagine “Kronos” è emerso un rapporto fra Francesco Santapaola, reggente della famiglia catanese di Cosa nostra.
Magrì attende il 15 novembre, il pronunciamento della Cassazione su una condanna a sei anni di reclusione per reati di estorsione.

Magrì avrebbe incontrato Salvatore Di Benedetto e Giovanni Pappalardo, questi ultimi in veste di emissari di Salvatore Seminara, comunicando loro che un affiliato alla famiglia di Mistretta aveva riferito di aver consegnato del denaro spettante a Cosa nostra catanese e palermitana a Maria Rampulla, sorella dei più noti Pietro (artificiere della strage di Capaci) e Sebastiano (già capo della famiglia di Mistretta), che li aveva trattenuti per sé.

Proprio la vicenda relativa  a Maria Rampulla consente di cogliere ulteriori elementi di riscontro rispetto a quanto documentato nel corso del summit del 15 aprile scorso, quando, all’interno di un caseggiato rurale appartenente a Antonino Galioto, Magrì si riunì con Salvatore Seminara, Francesco Amantea e Pippo Floridia. In quell’incontro emerse che Seminara e la Rampulla, nel corso del summit del 29 febbraio precedente, erano stati accusati di aver trattenuto per sé proventi estorsivi ricavati da una messa a posto di un’azienda di Palermo che, operante nel settore della raccolta dei rifiuti, stava dando esecuzione ad una gara d’appalto in area messinese.

Quelle accuse erano state respinte da Seminara che, il 29 febbraio, parlando a nome proprio e nell’interesse anche della Rampulla, aveva chiesto l’incontro con chi lo accusava di avere trattenuto indebitamente il denaro. L’incontro però non aveva avuto luogo e, nel corso di quello del 15 aprile, Seminara aveva mal digerito il comportamento assunto dalle controparti, ed in particolar modo da Francesco Santapaola, al punto da trovarsi costretto a ribadire le “regole”secondo le quali non avrebbe mai potuto pretendere ed ottenere denaro in quanto la messa a posto era di competenza di esponenti di cosa nostra palermitana.

Tutti questi elementi evidenziano il ruolo di rilievo di Magrì rivestito all’epoca delle indagini che sicuramente era divenuto più importante dopo il fermo delle altre figure apicali di cosa nostra catanese dell’aprile del 2016.

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