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Genitore picchia insegnante, l’esperto: «Perdita del rapporto famiglia – scuola»

 

SIRACUSA

Si è trincerata dietro a un «no comment» Giusy Garasi,  preside dell’istituto comprensivo  Karol Wojtyla di Siracusa, ma ha deciso di riunire lunedì, alle ore 18, l’intero staff di docenti, di personale Ata e di sorveglianza.

La preside al momento non prenderà provvedimenti perché  ha riferito che «vuole vederci chiaro». Tutto nasce da un fatto grave, accaduto ieri mattina,  quando un genitore è salito al primo piano della scuola, è entrato in aula, ed ha picchiato l’insegnante di musica, dopo che il prof ha rimproverato la figlia, una ragazzina che frequenta la terza media. I bidelli, sia quelli del piano terra, sia quelli del primo piano, non riusciti a fermarlo e a rissa cominciata hanno cercato di sedare gli animi durante il litigio.

L’insegnante di musica preso alla sprovvista ha prima ascoltato le ragioni del padre e poi si è “beccato” davanti a tutti i suoi studenti un pugno. Poi come se nulla fosse, il genitore è andato via da scuola. E ancora una volta sono stati del tutto inutili i tentativi del personale scolastico  di fermarlo davanti al cancello che dà su via dell’Olimpiade. Per fortuna, nulla di grave per il professore di musica che ha un’escoriazione al mento e che non ha voluto denunciare il genitore.

Un episodio grave, denunciano il resto dei genitori. Un aspetto che riaccende il dibattito sui genitori sempre più aggressivi nei confronti della scuola. «E’ assurdo – commentano alcuni residenti della zona – una volta i ragazzi rischiavano una sberla se portavano a casa un brutto voto. Ora sono gli insegnanti che devono aver paura. Eppure è una scuola frequentata da famiglie per bene, quasi tutte economicamente agiate».

Uno dei casi che avevano fatto più discutere in città è stato quello dell’istituto comprensivo Chindemi, dove due anni fa un’insegnante è stato picchiato da un altro genitore. Un fenomeno che purtroppo pare in crescita, tra i genitori che si fanno giustizia da sé,  il fenomeno del bullismo e della violenza in genere che fa emergere come la scuola debba ancora lavorare per diventare di fatto una vera agenzia educativa. «Il discorso parte da un fatto – dice Loris Vasile, delegato nazionale dell’associazione pedagogisti italiani – che i genitori non riconoscono più la figura della scuola, dell’insegnante, si sta perdendo così il collegamento tra la famiglia e l’istituzione educativa. Ormai ci sono tantissimi genitori che non riconoscono l’autorevolezza del sistema scolastico, dall’altro canto il  Miur sta affrontando il tema del bullismo e della violenza solo attraverso gli sportelli psicologici che è risultato un metodo inefficace. Proprio in questi giorni al Senato è  in discussione la proposta di legge Iori e si sta cercando di qualificare la figura dell’educatore all’interno sistema scolastico utile a prevenire fenomeni del genere».

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