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Porto di Augusta, la Filt-Cgil: «Nuovo sistema creerà occupazione»

SIRACUSA

Augusta. Rilanciare e affermare il sistema portuale. Tutto perché abbia un ruolo primario per lo sviluppo e l’occupazione della Sicilia orientale e perché sia al centro della politica siciliana. Questo il fulcro del convegno “Augusta, autorità del sistema portuale”, organizzato dalla Filt Cgil provinciale e tenutosi ad Augusta. Si è partiti da un principio incontrovertibile che i trasporti e la rete delle infrastrutture siano al centro del sistema produttivo, e nella relazione del segretario provinciale della Filt siracusana, Vera Uccello, si è discusso anche della crisi del territorio abbandonato dal sistema produttivo con conseguenti gravi diseconomie.

«La riorganizzazione dei porti, con il Piano Strategico Nazionale della portualità e della logistica – precisa Vera Uccello, segretaria Filt-Cgil – consentirà di colmare il divario esistente con il resto dell’Europa e di diventare un sistema più capace di creare occupazione e sviluppo economico».

Basti pensare che il porto di Augusta è definito leader in Italia e nel mondo per le attività petrolifere e petrolchimiche, con circa 33 mln di tonnellate movimentate ogni anno. La scelta di affidare al porto megarese l’Autorità portuale, dunque, non può essere una concessione ma l’interpretazione oggettiva del regolamento comunitario.

«Urge, a nostro avviso – dichiara Uccello – pertanto realizzare il raccordo ferroviario tra il porto commerciale di Augusta e la linea ferrata esistente, la bonifica della rada e i diversi progetti del piano operativo triennale, a cui si dovrà aggiungere il coordinamento degli investimenti per la realizzazione delle infrastrutture necessarie per lo scambio modale e l’interconnessione fra le reti. Purtroppo la richiesta di proroga di tre anni presentata dal presidente della Regione, Rosario Crocetta e il recente intervento dello stesso ministro Delrio mirato a sospendere, se non addirittura a revocare, i finanziamenti statali e cofinanziamenti europei, rischino di bloccare il Piano. Noi non ci stiamo. Tutto ciò deve essere scongiurato. Ciò potrà avvenire solo se si farà prevalere la logica di integrazione tra i porti di Augusta e Catania, con l’assegnazione di una unica regia che valorizzi le specificità e le potenzialità delle due strutture. È indispensabile e urgente portare a termine i progetti e gli investimenti programmati per il porto di Augusta che ha già ricevuto diverse manifestazioni di interesse da parte di grandi società. Per tali ragioni ci auspichiamo che il ministro Delrio dia seguito alla nomina del presidente-manager, di comprovata esperienza nell’economia dei trasporti e delle portualità, che assicuri riscatto e rispetto per il nostro territorio e per l’intera Sicilia. Se ciò non dovesse avvenire, sarebbe una sconfitta, per tutta la rappresentanza politica del territorio, per le istituzioni, per le amministrazioni comunali, incapaci tutte – su un tema strategico di tale portata – di trovare strategie e di fare squadra per portare a casa il risultato».

La chiusura dei lavori è spettata al segretario generale nazionale della Filt Cgil, Alessandro Rocchi, che ha precisato come «Il convegno di oggi rientra nel programma della Filt nazionale per offrire sedi di dibattito sul tema della riforma dl sistema portuale italiano. Non v’è dubbio sull’importanza del riassetto della rete portuale e questa risiede soprattutto nel fatto che i porti sono a pieno titolo la voce maggiore nella catena logistica dei trasporti, con il 50% della movimentazione e con il 25% della restante metà che si muove su gommato ma che ricorre al trasporto marittimo per raggiungere anche l’estero. Infine c’è da tenere conto della assoluta centralità dell’Italia e del Sud in particolare nel bacino degli scambi internazionali: una posizione strategica frustrata però da una rete logistica e infrastrutturale deficitaria, capace di creare una diseconomia pari a 34 milioni (ovvero con una capacità di risposta pari solo al 2% rispetto alle reali potenzialità). Ecco perché deve ripartire il dialogo con le istituzioni e la politica; la partita ora va giocata sulla capacità di trasformare quello che oggi è una zavorra, in volano dell’economia».

di Eleonora Zuppardi

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