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Le donne in campo per sedare i toni della politica: «Le parole uccidono»

SIRACUSA

Hanno deciso di costituirsi in gruppo per fare un appello alla cittadinanza, a chi fa politica, a chi in generale si occupa dei problemi della città, delle donne e delle persone. È un’istanza che nasce dall’esigenza di placare i toni del dibattito politico in cui è piombata Siracusa, di fare in modo che si rispettino determinati parametri di privacy e di sensibilità. È un’idea di una donna impegnata nell’attività sociale, politico, sindacale, Anna Martano, che con un centinaio di donne ha deciso di presentare un’istanza alla collettività.

«Ogni uomo uccide, scriveva Oscar Wilde, qualcuno con la spada, qualcuno con la parole». Apre con questo incipit la dichiarazione sposata da tante donne e prosegue:«Le parole possono uccidere, con le parole si può commettere un femminicidio. Il dibattito politico, anche quello più aspro e duro, non può e non deve degenerare fino a ledere i diritti elementari di ogni persona e donna. Ad ognuno va garantita la libertà di esprimere la propria opinione e la propria iniziativa senza ricatti personali, senza essere costretta a leggere e vedere il proprio nome e la propria famiglia in una sorta di gogna mediatica. Il legittimo e sacrosanto diritto di cronaca non può e non deve trascendere fino alla mortificazione della dignità delle persone. Come quello che, da giorni, viene posto in essere nei confronti della Signora Princiotta. Pettegolezzi spacciati per notizie e commenti sempre più infamanti e denigratori si susseguono ormai con cadenza quotidiana. La macchina del fango, della menzogna, della calunnia, della diffamazione, non ha scrupoli né limiti, non si ferma dinnanzi a nulla, nemmeno davanti a una donna, a una mamma attaccata e vilipesa. Noi condanniamo aspramente questo modus operandi. Le questioni politiche vanno discusse nelle sedi istituzionali preposte e con gli strumenti della dialettica e del confronto anche aspro e duro; e le questioni giudiziarie vanno affrontate nelle aule di tribunale. La denigrazione come strumento di battaglia politica ­ oltre ad essere puerile e miope – è crudele, cattiva, irriguardosa e irrispettosa. Noi, donne e cittadine siracusane, ci sentiamo offese nel metodo e nel merito. La nostra indignazione riguarda quanto sta subendo Simona Princiotta, ma vale per ogni persona, ogni donna a cui vengono violati i diritti fondamentali alla libertà e alla dignità».

di Eleonora Zuppardi

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