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Etna, continua la ricarica

CATANIA

A prima vista, sembra che dorma. In realtà, nel suo ventre l’Etna continua la fase di ricarica con l’immissione di nuovo magma dal profondo. Una ricarica che ormai va avanti da mesi, puntualmente registrata attraverso i rilevamenti satellitari effettuati dagli esperti della sezione catanese dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia)-Osservatorio Etneo, rilevamenti che confermano la costante deformazione del suolo nell’area sommitale. A questo, nella giornata odierna, si è aggiunto un aumento marcato dell’emissione di anidride solforosa soprattutto dalla bocca apertasi lo scorso 7 agosto lungo la parete interna del cratere Centrale (o Voragine).

“Ma è chiaro – puntualizza Eugenio Privitera, direttore della sezione catanese dell’Ingv – che ‘una rondine non fa primavera’. Mi spiego: vero è che nelle ultime ore il trend dell’emissione di SO2 nell’atmosfera si è scostato verso l’alto, superando la soglia delle 5000 tonnellate al giorno precedentemente rilevata. Ma è altrettanto vero che questo non significa che il vulcano stia andando repentinamente verso una possibile ripresa dell’attività eruttiva”.

“Gli altri valori – conclude Privitera – si mantengono stabili. A cominciare dall’ampiezza media del tremore che rimane su un livello simile a quello della settimana precedente. Stazionarie anche le sorgenti del tremore, che restano localizzate al di sotto dei crateri sommitali, intorno a 2500-2800 metri sopra il livello del mare. Modesta, poi, l’attività sismica: il terremoto con maggiore energia, di magnitudo pari a 3.0, è stato registrato alle 10,39 di sabato scorso, 29 ottobre, a nord-ovest del fianco nord-occidentale dell’Etna. Per il resto, continua in maniera normale l’emissione di gas e vapori dagli altri tre crateri sommitali, con il Nuovo Sud-Est che in alcuni frangenti sbuffa anche piccole volute di cenere, che probabilmente sono il prodotto di parziali crolli all’interno della fessura attiva lungo il fianco orientale del cono”.

L’ultima esplosione di rilievo dai crateri sommitali risale al 10 ottobre scorso quando, alle 15,26, dalla Bocca Nuova sgorgò una veemente fiammata, accompagnata dall’eco della deflagrazione e dall’emissione di una densa nube di cenere. Nei giorni successivi, seguì il lento, costante sprofondamento dell’enorme scudo lavico formato all’interno di questo cratere dalle scorie e dalle lave eruttate dalla Voragine nel dicembre 2015 e nel maggio scorso.

 

 

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