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L’onorevole D’Alia sospeso dall’Udc e i nuovi scenari elettorali

MESSINA

E’ divorzio tra il deputato nazionale messinese Gianpiero D’Alia e l’Udc, partito di cui è stato da sempre leader in Sicilia. Per non parlare della storica amicizia con Casini e Cesa.

A causare il terremoto in casa dei centristi è stata la frase pronunciata da D’Alia qualche giorno fa: «L’Udc è morta».

La reazione non si è fatta attendere. Ad un comunicato, infatti, è stato affidato l’annuncio: «Il Segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa sospende a titolo cautelativo dal partito e deferisce al Collegio dei probiviri l’Onorevole Gianpiero D’Alia per le gravi affermazioni lesive dell’immagine del partito e offensive nei confronti dei suoi 50.000 iscritti».

Non si è fatta attendere la reazione della persona più vicina a D’Alia, il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, che in un sms inviato a Rocco Buttiglione e Paola Binetti ha scritto: «Un partito che in Sicilia stringe rapporti con cocainomani e mafiosi… sospende una persona per bene come D’Alia, senza vergogna alcuna. Dispiace il vostro assordante silenzio».

Dello stesso tenore la dichiarazione di Adriano Frinchi: «Cesa è da lungo tempo segretario dell’Udc: mi pare non abbia mai preso provvedimenti così pesanti nei confronti di cocainomani e condannati per reati gravi, lo fa invece per un politico per bene come D’Alia. Questo la dice lunga sui parametri politici di Cesa. Siamo sgomenti».

La frattura era prevedibile, dopo che il segretario nazionale dei centristi aveva sconfessato le decisioni congressuali con l’elezione a segretario regionale di Adriano Frinchi, inviando, invece, nell’Isola un commissario.

Al tempo stesso nuove alleanze – non digerite dall’ormai dissidente D’Alia e altri – venivano strette con i cuffariani, con Micciché e Romano.

Poi, la decisione di Cesa e i suoi “fedelissimi” di schierarsi dalla parte del “No” per il Referendum del 4 dicembre, mentre D’Alia – promotore di un tour del “Si” – aveva preso ben altra strada.

E lo si è visto anche alla recente visita di Renzi a Messina – in quella giornata in cui è stata unita la firma del Patto per Messina con un incontro nell’ambito della campagna referendaria -, come D’Alia fosse molto vicino al presidente del Consiglio, tra i pochi ad attenderlo pazientemente dopo il bagno di folla al Palacultura, insieme al suo amico Pietro Navarra – rettore dell’Ateneo messinese – sin dai tempi della condivisione dei primi passi in politica all’università. Insomma, ciò che una fantapolitica potrebbe far apparire come un appoggio reciproco tra Renzi, D’Alia – comunque l’unico vero leader rimasto a Messina – e il rettore che da tempo è visto quale prossimo candidato sindaco della città dello Stretto, nonostante periodicamente – e persino proprio nelle ultime ore – si affretti a negare al momento l’interesse alla carica di primo cittadino. E comunque c’è un altro nome che molti già vedono con la fascia tricolore, il “pupillo” di D’Alia, Giovanni Ardizzone, il quale non disdegna l’idea.

Quel che è certo è che, venuta meno la leadership di Francantonio Genovese a Messina e in tutta la Sicilia a causa dei suoi guai giudiziari, con il conseguente indebolimento del Pd peloritano, un vuoto si era creato. E la sola figura importante – per spessore e capacità di voti – nella città era rimasto D’Alia. Questo non vuol dire che il parlamentare necessariamente debba passare al Pd – ricordiamo il suo attaccamento alla tradizione cattolica -, ma che sia rimasto il centrista alleato di Renzi è evidente. Insomma nuovi scenari si delineano nella politica non tanto nazionale, piuttosto in quella regionale e messinese. D’altronde fu proprio Gianpiero D’Alia ad essere il primo promotore della candidatura di Crocetta alla Regione… ancor prima del partito del presidente, il Pd.

di Carmen Di Per

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