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#sicilianlanguage: perché un siciliano quando esce “sta tornando”. E voi?

Il problema, se mai fosse un problema (o forse lo è?) l’ha sollevato anche la rivista Cosmopolitan. “7 problemi che devi affrontare se hai l’accento siciliano”. Pagina che è rimbalzata da un social all’altro, così come molti video/articoli/dibattiti che abbiano come argomento quello della #sicilianlanguage. Più che accento sarebbe opportuno, forse, parlare di “abitudini linguistiche” o di “linguaggio comune”, perché l’uso dell’intransitivo (che diventa transitivo) o delle vocali “slabbrate”, giusto per dirne due, è facilmente rintracciabile nella struttura linguistica isolana. Ma la lista di locuzioni sicule tipiche è lunga, lunghissima. Motivo per cui se un siciliano, alle prese con la preparazione di un primo piatto, afferma davanti ai commensali che «sta per calare la pasta», i suoi ospiti sapranno certamente che, nell’arco di qualche minuto, la pasta sarà servita in tavola. Sempre che a tavola ci siano siciliani! E a proposito di cucina: se «la pasta è liscia»? Un piemontese certo non coglierà la sfumatura relativa alla sapidità dell’alimento in questione e certo non saprà che un alimento è “liscio” perché con poco sale. E come potrebbe dopotutto sapere che “liscio” equivale a dire sciapo? Sulla lingua siciliana in cucina ci sarebbe da scrivere un manuale. Perché in Sicilia «io mi mangio l’insalata», «mi faccio un panino» o «mi cucino qualcosina». Vabbè, alla fine come la «metti metti» sempre «mangiare è». E se voglio della frutta fresca, non la tiro mica fuori dal frigorifero….«io esco la frutta dal frigo».
Ma il concetto che proprio non vuol entrare nella testa di un milanese è quello relativo a una frase di uso comune, molto comune, pronunciata spesso con le chiavi dell’auto in mano e il giubbotto preso di corsa. La scena è questa: qualcuno sta per andar via ma nella prospettiva imminente di far ritorno, ed è a questo punto, sull’uscio della porta, che dirà quella frase tanto contorta per il resto d’Italia ma chiarissima per qualsiasi siciliano: «Sto tornando». E qualche milanese zelante e incredulo dirà: «ma stai per andar via, non stai mica rientrando»? La questione è sottile. Aristotele ne avrebbe fatto forse un assioma ma Totò avrebbe alleggerito il tutto sottolineando che «è la somma che fa il totale» perché la frase «sto tornando», pronunciata mentre si è in procinto di uscire, equivale a dire: «vado e torno».
E poi c’è la solita storia dello scendere e del salire. Un siciliano non tira fuori le valigie dall’auto ma «le scende». E se deve andare a Roma o a Milano, un siciliano «sale» a Roma o a Milano. E anche qui apriti cielo! E va ancora peggio se «sto per partirmi da casa» che è giusto giusto: «sto per uscire». Qui proprio i conti non tornano. Eppure se «io sto per partirmi da casa», nell’intenzione di trascorrere un pomeriggio con un’amica e mentre sono al bar, decido di offrire un caffè all’amica e nel rovistare tra il portamonete e la borsa cercando spiccioli, chiedo al tizio alla cassa: «se lo paga questo caffè»? Ma insomma chi storcerebbe il naso? Più chiaro di così!
C’è poi la questione delle r. Se un siciliano deve pronunciare qualcosa come, per esempio, “il rubino” e deve pronunciarlo velocemente, ahimè, ucciderà la r e il tutto diventerà involontariamente: «i rrubbino». Succede anche questo.
Forse sono più di 7 gli errori comuni nei quali un siciliano distratto incappa. E sa anche riderci su. Ma uso del transitivo e intransitivo a parte, ogni provincia ha pure le sue tradizioni dialettali. E può accadere che, da una provincia all’altra, restando pur sempre nell’isola, una parola cambi del tutto, ma proprio del tutto, il proprio significato.
Raccontate a Ultima Tv i modi di dire ricorrenti nel vostro territorio, non dimenticando che nel dialetto, e perfino negli errori del dialetto, ci sono storie da svelare e culture da ricordare. E senza scordare anche che ogni dialetto, in ogni parte d’Italia, trascina con sé modi di dire sui quali l’Accademia della Crusca, forse, potrebbe dire la sua.

 

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