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Campo Rom di San Giuseppe La Rena, il comune vuole il suo smantellamento

CATANIA

L’ex canile ridotto ad una discarica abusiva con il pericolo che tutto posso prendere fuoco alla minima scintilla. Montagne di materiali infiammabili e cucine di fortuna sono le micce pronte a far esplodere la bomba ecologica.

 

Via San Giuseppe La Rena come il viale Divino Amore? Sembrerebbe proprio di si. Almeno a giudicare dalle condizioni in cui vive la comunità rom che da anni ha trasformato l’ex canile comunale di Catania in una enorme bidonville.

Qui, come nell’ex struttura a pochi passi dal cimitero, tante cucine di fortuna, materiale infiammabile a portata di chiunque e una bomba ecologica pronta ad esplodere da un momento all’altro. La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Il sequestro della merce esposta abusivamente, alcuni giorni fa, dalla comunità rom ai bordi di via San Giuseppe La Rena.

Il vice sindaco Marco Consoli è già stato allertato ed ora si valutano soluzioni e possibilità per trovare una collocazione adeguata a decine di nuclei familiari che, per ora, vivono in mezzo alla spazzatura. Materiali ingombranti scaricati anche nei vicini canali che trasportano le acque dei torrenti fino alla Plaia di Catania.

Abbandonata da quasi 30 anni, l’area su cui sorge l’ex canile fu acquistata dal comune nel 1920. Un sito di 300 metri quadrati finito pure sotto sequestro ad ottobre di 5 anni fa quando la polizia, nel corso di un controllo del territorio, riscontrò che in questa struttura erano stoccati materiali pericolosi senza nessun tipo di protezione.

I residenti del quartiere di San Giuseppe La Rena adesso raccontano di una convivenza con la comunità rom che si fa complessa giorno dopo giorno. «Sono passati oltre dieci anni da quando sono venuti ad abitare qui. Ora, dietro quei muri di cinta e quei cancelli fatti con assi di legno inchiodate l’una all’altra, si levano colonne di fumo dalle “cucine” e l’odore nauseante della spazzatura e delle latrine».

A raccontarlo è uno dei tanti negozianti di via San Giuseppe La Rena che non vuole farsi riconoscere. «Nomi e cognomi assolutamente no. Ci manca solo che mi accusino di razzismo. Li vediamo sopratutto la sera e il mattino molto presto che spariscono all’interno delle tante porticine che circondano l’ex canile. Persone che portano a spalla mobili e materassi per cercare di costruirsi un’altra catapecchia con il materiale di fortuna: un tetto e quattro mura di legno da chiamare casa».

Dimore che possono prendere fuoco da un momento all’altro. A San Giuseppe La Rena nessuno ha dimenticato quello che è successo lo scorso luglio quando, il campo rom del viale Divino Amore, prese fuoco: una scintille che presto si trasformò in un rogo di vaste dimensioni alimentato dalla spazzatura e dal materiale infiammabile presente.

Il risultato? Nubi di fumo nere e un intero quartiere in preda al panico. Oggi in tutti i modi di cerca di scongiurare il ripetersi di simili episodi. Ecco, quindi, che torna alla ribalta il progetto per la realizzazione di un campo di transito nella zona industriale.

In un’area di 40.000 metri quadrati, il piano per le comunità rom prevedeva l’allaccio idrico, lo scarico fognario e il passaggio della corrente elettrica. Alla Croce Rossa sarebbe spettato il compito di mettere a disposizione almeno una trentina di roulotte.

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