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Siracusa: puzza la zona industriale, mancato rispetto dei protocolli tra aziende e Prefetto

SIRACUSA

A Siracusa ci sono giorni in cui si respira un odore nauseabondo che deriva dalla zona industriale di Priolo Gargallo. A spiegarci cosa succede e perché il chimico Salvo La Delfa, presidente dell’associazione ambientalista Rifiuiti Zero.

La Delfa, dal suo punto di vista qual è la situazione delle sostanze puzzolenti che provengono dal petrolchimico?

«In queste ultime settimane il fenomeno delle sostanze che ammorbano l’aria siracusana è senza tregua, è un continuo e, da quello che si percepisce, il fine settimana è il più critico. Sono sostanze che gli addetti ai lavori chiamano sostanze odorigene, ma che andrebbero chiamati per quello che sono, cioè sostanze puzzolenti, generano allarme nella popolazione e nonostante gli esposti in Procura, le rassicurazioni, i convegni, la situazione è lontana da una risoluzione efficace».

Cosa sono queste sostanze  e che problemi danno alla salute dell’uomo?

«Appartengono a due grosse famiglie di sostanze chimiche, che sono  definiti anche inquinanti “non normati”: i primi sono  idrocarburi non metanici (che normalmente sono indicati con NMHC) comprendono tanti composti sia alifatici sia aromatici (per esempio benzene) ad esclusione del metano. I secondi sono formati dall’idrogeno solforato e derivati di questo composto che si chiamano mercaptani, tiofeni, propilmercaptani, tetraidrotiofene ed altro ancora. Si tratta di due grosse famiglie di composti puzzolenti hanno chiara ed evidente natura industriale, ed ammorbano l’aria di Siracusa (e dintorni) provenendo dal petrolchimico. Sono queste due famiglie di composti i principali responsabili della cattiva qualità dell’aria che oltre ad avere un impatto negativo sull’ olfatto possono avere un impatto nefasto sulla salute».

Le emissioni di sostanze chimiche sono monitorate?

«Dal rapporto della qualità dell’aria, si evince che durante il 2015 (e anche durante il 2016) solamente tre delle cinque centraline della rete hanno misurato i valori relativi agli idrocarburi non metanici (NMHC). Va precisato, però, che due di queste tre centraline hanno avuto problemi di funzionamento,  una è stata dismessa settembre del 2015 (e lo è ancora). La situazione è più critica per la seconda famiglia di sostanze puzzolenti (idrogeno solforato e derivati di questa sostanza) che non vengono monitorati nel territorio del comune di Siracusa (ad eccezione della centralina di Belvedere che misura solo H2S). Cioè, nessuna delle cinque centraline della rete urbana ha un misuratore  per il solo solfuro di idrogeno. E’ inutile affermare che dai valori riportati dal rapporto della qualità dell’aria di Siracusa i valori sono sempre elevati».

Che significa che le sostanze odorigene sono “non normate”?

«E’ quando i limiti di queste sostanze non sono riportati in nessuna legge, in quanto sono sostanze che riguardano principalmente le aree industriali (che in genere solo molto lontane dalle città) e delle quali non si è avuta una storia, una casistica, e non sono state chiare le correlazioni sanitarie, anche se già, tenendo conto dell’esperienza di zone come quelle di Siracusa, Milazzo e altre, è già possibile definire una normativa. E’ compito dell’Ars stilare una proposta di legge, tenendo conto delle indicazioni che possono provenire dai tecnici, dagli esperti che monitorano questo tipo di inquinamento. Alcuni tentativi sono stati fatto nel passato, ma tutto è rimasto senza prosieguo. Cosa manca? Cosa si attende? Il fatto che non siano non normate non significa che non si debba fare nulla: si può, per esempio, produrre un protocollo, stabilendo un limite».

 Dove si deve intervenire nel petrolchimico per ridurre la quantità di queste sostanze?

«Si deve intervenire discutendo della “bolla”, dei punti di emissione specifica, della copertura delle vasche, delle navi che fanno carico e scarico, dei punti di emissione che fanno un effetto diffuso».

Cosa si può fare, i siracusani sono stanchi di odori fastidiosi e puzzolenti?

«Bisognerebbe pianificare una maggiore collaborazione da parte delle aziende del petrolchimico che sono le uniche che hanno il potere di diminuire l’emissione di sostanze nell’aria e per meri obiettivi economici e di guadagno (o di mancata spesa) continuano a negare ciò che per tutti è evidente: le sostanze odorigene nell’aria sono dannose per la salute dei siracusani. Il problema assume un risvolto nazionale, con impegno di tutti, in primis del presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro all’Ambiente. Bisogna essere determinati e determinanti nei  tavoli AIA per imporre alle aziende un rinnovamento del piping, delle vasche adeguandosi alle migliori tecnologie disponibili e procedendo ad una manutenzione di tutti i sistemi dell’area industriale. Il problema è economico, risolvere  le emissioni delle sostanze odorigene comporta investimenti per il miglioramento infrastrutturale. Ciò spiega la tenacia che le imprese hanno mostrato nell’opporsi al procedimento di aggiornamento dell’AIA. L’Asp deve fare la sua parte.  Sarebbe stato compito di questo ente, occuparsi dell’incidenza delle sostanze non normate sulla salute dei cittadini, ma è stata pressoché latitante. Il paradosso? Gli studi epidemiologici non hanno evidenziato nessuna anomalia mentre è noto che la percentuale di morte per cancro nella nostra provincia è tre volte maggiore rispetto al resto di Italia. I comuni devono fissare un cronoprogramma effettivo e non dare proroghe alle aziende, che devono rendersi conto che in gioco c’è la salute dei cittadini.  Il problema è sentito a Siracusa sia dall’opposizione sia dalla giunta che sono intervenuti a riguardo con esposti e con dichiarazioni ferme».

 Il prefetto non è intervenuto diverse volte coinvolgendo tutte le parti e facendo due protocolli?

 «Sono stati fatti due protocolli chiave: il protocollo d’intesa datato 9 maggio 2005 e il protocollo d’intesa del 25 luglio 2013. Con quest’ultimo, come analiticamente descritto nel verbale, si era voluto rivedere ed aggiornare il protocollo d’intesa precedente. Dal 2005 non sono state portate avanti le azioni che erano state concordate dai sindaci, dall’Arpa, dalla Provincia dal Cipa, dall’ASP, dai sindacati e dai rappresentanti delle imprese che operano nell’area industriale. Il prefetto Gradone dichiarò: “Manca in questo campo la continuità, noi non riusciamo a garantire continuità. Noi ci inventiamo protocolli ma non ne abbiamo bisogno di altri. E’ mancato in passato questo: dopo otto anni era stato fatto ben poco. Cosa è  stato fatto da allora?”. Ad ogni modo nell’ultima riunione prefettizia del 25 luglio 2013 erano stati individuati tre punti: lo sviluppo della modellistica, la costituzione di un albo delle sostanze inquinanti e la comunicazione dei dati della qualità dell’aria e relative correlazioni sanitarie. Ma ancora una volta è stato fatto ben poco».

di Eleonora Zuppardi

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