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Alfano a Palermo: «Referendum ultima occasione per cambiare»

PALERMO

È a Palermo per il convegno sulle ragioni del Si al referendum costituzione del 4 dicembre. Il ministro Angelino Alfano non perde occasione e rilancia: «Questa riforma è l’ultima occasione per cambiare e la prima per ricominciare. Se si fallisce questa volta non si ricomincia subito, ne riparleremo fra trent’anni quando la nostra costituzione ne avrà centro di anni. I nostri valori, ideali, diritti e doveri non sono scaduti, non sono come lo yogurt. Quello che ormai è superato è il meccanismo organizzativo di una costituzione che era stata fatta nel dopo Mussolini. Si pretendeva di mettere tutti d’accordo perché uno aveva deciso per tutti fino a poco prima. Dobbiamo rendere più rapide ed efficienti le risposte della macchina organizzativa dello Stato e allo stesso tempo dobbiamo procedere con scelte più veloci e meno costi. Questa è l’occasione giusta per realizzare il cambiamento».

E sull’ipotesi di una candidatura alla presidenza della Regione siciliana del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini ha afferma: «Noi lavoreremo per una nostra candidatura, un soggetto moderato che probabilmente verrà dalla società civile, dal mondo delle professioni e porteremo all’attenzione di tutti. Le nostre percentuali in Sicilia sono tali da poter rendere legittima una nostra candidatura e la richiesta agli alleati di aderire alla nostra proposta anche perché abbiamo molti uomini in campo». Sui nomi cala il silenzio anche se la Nicolini sembrerebbe essere gradita anche al premier Renzi.

Sono stati diversi gli argomenti toccati durante l’incontro con i giornalisti. Il Ministro Alfano ha, infatti, poggiato l’accento anche sugli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto il Paese. «Il Governo non vuole far andare via nessuno dai luoghi d’origine e dalla loro comunità. Vogliamo dare una risposta abitativa a tutti dato che si avvicina l’inverno».  Sono queste le parole che ha speso, mentre è a Palermo, parlando del terremoto che sta mettendo in ginocchio il Centro Italia.

E insieme al terremoto, non sono mancati i riferimenti al crollo del cavalcavia ieri pomeriggio nel lecchese e al comportamento dell’Unione Europea quanto ai profughi. «Bisogna indagare fino in fondo per capire quali siano le cause e di chi siano le responsabilità. Per il resto serve ammodernare, aggiornare, ristrutturare e fare tutto il lavoro di implementazione delle nostre infrastrutture pubbliche. Quanto ai clandestini, invece, la nostra visione è molto diversa da quella dell’Ungheria, lo abbiamo detto in tutte le salse. In questo momento per noi il tema aperto non è l’Ungheria ma l’Unione Europea che non ha mantenuto gli impegni: una cosa doveva fare e cioè i ricollocamenti dei nostri profughi, decine di migliaia e non lo ha fatto, questo è molto grave».

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