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Acqua pubblica o privata? Il Governo sfida la volontà degli italiani

Acqua pubblica o privata…questo è il dilemma. Fosse per gli italiani non ci sarebbero dubbi, anche perché, solo 5 anni fa, l’85% della popolazione attraverso votazione referendaria aveva deciso per la prima opzione. Ma si sa. Siamo in Italia dove la sovranità popolare pare essere solo un principio scritto nella Costituzione più che un diritto vero e proprio.  E infatti di questi tempi in Parlamento si sta discutendo proprio sul ritorno ad un sistema idrico in mano ai privati. Almeno questo è quanto segnalato dalla trasmissione “Le Iene” che ha provato ad intercettare il ministro Madia per interrogarla sulla questione. Il ministro ha rassicurato gli italiani sul fatto che il suo decreto non intaccherà i servizi idrici in quanto è in discussione al Senato l’approvazione del ddl Acqua, successiva al decreto, che normerà il tutto. Ma è proprio questa legge che sembra avere dei contorni poco chiari.

Il ddl Acqua ha delle importanti novità tra cui l’istituzione di un Fondo nazionale di solidarietà che garantisce un minimo vitale di acqua anche in caso di morosità. La legge spiega che «il servizio idrico integrato viene considerato un servizio pubblico locale di interesse economico generale e deve essere assicurato alla collettività; la sua gestione può essere affidata a società interamente pubbliche, purché in possesso dei requisiti indicati dall’ordinamento europeo per la gestione “in house”, e partecipate da tutti gli enti locali che fanno parte dell’Ato».

Fin qui niente di scandaloso. Ma a sollevare le contestazioni è stata l’approvazione di un emendamento in cui la parte che assegna l’affidamento della gestione a società interamente pubbliche ha subito una modifica che depennata la formula “in via prioritaria”. L’annullamento di questa formula rappresenta per molti un’apertura alla privatizzazione della gestione e questo andrebbe contro quanto chiesto dagli italiani con il referendum del 2011, ovvero che la gestione rimanesse pubblica.

A “Le Iene” è intervenuto Alberto Lucarelli, uno dei costituzionalisti che ha scritto il quesito referendario sull’acqua, che ha dichiarato che il testo è stato cambiato, calpestando la volontà dei cittadini. Il diritto all’acqua deve essere secondo il costituzionalista garantito ed inviolabile, ma nel nuovo testo diventa una necessità da pagare. Anche altri stati europei come Parigi o Berlino hanno reso l’acqua pubblica, avendo dei ritorni anche economici. L’unica città ad aver attuato il referendum del 2011 è Napoli, fondando l’azienda Abc. Rendendo l’acqua pubblica la bolletta non sale e i soldi risparmiati vengono investiti nella collettività e non ad aziende private.

Insomma come sempre tanta confusione. Nessuno ci capisce nulla. Da un lato il risultato di un referendum che parla chiaro, dall’altro un Governo che sembra voglia aggirare l’ostacolo in qualche modo. L’unico dato certo è che molte regioni sono ancora in mano ai privati. Su tutte, neanche a dirlo, la Sicilia che vede la gestione dei propri servizi di distribuzione idrica in mano e società private che per via di contenziosi o inchieste aperte gestiscono male il servizio creando diversi problemi a larghe fette di popolazione (basti guardare il caso relativo a Messina rimasta a secco per oltre venti giorni lo scorso inverno).

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