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A Catania uno sportello per uomini violenti

CATANIA

«La violenza viene agita all’interno di una relazione e come tale deve essere osservata, compresa e presa in carico per il principio secondo cui se l’uomo è parte del problema non può che esserlo anche della soluzione». La prospettiva offerta da Loredana Sucato, referente per conto dell’Asp3 dello “sportello di accompagnamento al cambiamento per uomini autori di violenza” è del tutto nuova. Estende lo sguardo su un fenomeno che non conosce tregua: la violenza domestica. Pochi giorni fa l’attivazione dello sportello all’Asp di Catania, nei locali dell’Agora. Questo nato a Catania è il solo sportello del genere in Sicilia. Fuori dall’isola la struttura più vicina è a Napoli. 20 in tutto quelle presenti in Italia.
L’iniziativa, realizzata in partnership con l’associazione Teseo onlus, si colloca all’interno delle finalità del progetto “Osservatorio sulla sofferenza urbana” dell’Asp, e del progetto sperimentale Save (servizio di accompagnamento al cambiamento per uomini autori di violenza) dell’associazione Teseo.
Ma da cosa nasce l’idea di questo sportello? «L’Asp di Catania, in partneriato con l’Associazione Teseo, nonostante ritenga di primaria importanza il principio per cui innanzitutto occorre agire sull’emergenza (procedure pronto soccorso per donne vittime di violenza, codice rosa, rete antiviolenza) ritiene sia indispensabile incidere, allo stesso tempo, sulle cause che conducono un individuo ad agire un comportamento violento nei confronti di un altro. Da studi e ricerche e dall’esito di continui confronti tra operatori impegnati nel tema del contrasto alla violenza è emerso che la criticità più  evidente rimane il fatto che spesso viene presa in carico dai servizi sia pubblici che privati esclusivamente la donna che è  stata vittima di violenza. All’autore di un comportamento violento viene riservata un attenzione di tipo marginale». Un punto di vista “allungato”, diverso, ma forse necessario per contrastare il fenomeno.
Ma qual è l’idea più comune tra gli autori della violenza contro le donne? «L’idea che il comportamento violento dipenda da un fattore scatenante, a lui esterno, di cui non si assume alcuna responsabilità – spiega ancora Sucato -. In questo senso l’origine del male causato è sempre vista come qualcosa di inevitabile e consequenziale a una presunta provocazione. Questa forma di rigidità di pensiero non riflette alcuna capacità  introspettiva, di insight e di capacità  empatica, necessarie condizioni perché una sana relazione possa instaurarsi, in particolar modo nelle relazioni di coppia».
Come arriva allo sportello il responsabile di un’aggressione? «Si presuppone la possibilità che l’uomo maltrattante contatti spontaneamente il servizio spinto da una motivazione intrinseca al cambiamento al fine di garantire una adeguata presa in carico. Altra forma di contatto con il servizio sarà rappresentata da modalità di invio che verranno di volta in volta concordati con i direttori dei servizi dell’Asp interessate.
La prima fase prevede un filtro telefonico in cui vengono raccolte le generalità e la motivazione del  richiedente. La persona può telefonare al  3474854670 il martedì dalle 14 alle 18.  I primi tre incontri sono di tipo conoscitivo mantenendo il focus sulla violenza. Gli incontri successivi, di tipo valutativo, hanno la valenza di stabilire la volontà individuale a intraprendere un percorso che conduca la persona alla consapevolezza del suo disagio con l’auspicio di produrre  un cambiamento dei sistemi relazionali, culturali e valoriali (assunzione di responsabilità e riconoscimento della violenza)».
La cronaca di ogni giorno racconta il dramma di una violenza continua. Per Loredana Sucato «la cultura in cui viviamo, nonostante gli sforzi di contrasto attuati negli ultimi decenni da svariate forze sociali, è permeata da stereotipi di generi che si perpetuano di generazione in generazione. Ciò determina una stigmatizzazione e una rigidità dei ruoli di genere all’interno del tessuto sociale. Solo come esempio, si consideri come decliniamo al femminile termini quali tenerezza, dolcezza ecc. mentre associamo al maschile terminologie quali forza, protezione, risolutezza e altri».
Ma nel dramma vissuto dalla vittima, spesso anche i più piccoli diventano spettatori. «Serve salvaguardare anche il futuro dei bambini. Spettatori e vittime anche loro. I bambini proiettano un sistema ai loro occhi consolidato. Se in un nucleo continuano a respirare violenza, fisica e verbale, non avranno altri modelli di riferimento se non quelli. A sua volta si troverà a reiterare quegli atteggiamenti aggressivi. Un rischio che non possiamo correre. Serve intervenire sensibilizzando a una cultura diversa».

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