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«Picchiato per far rispettare la legge». Parla l’agente aggredito

CATANIA

Schiaffi e insulti ad un ispettore capo dell’annona dei Vigili Urbani. È caccia all’aggressore.

«Quel ragazzo di colore mi è venuto incontro correndo e mi ha aggredito mentre stavo portando via la merce abusiva che lui stava tentando di vendere in via Puccini. Per un pelo non sono caduto a terra e mentre lui mi prendeva a schiaffi sono riuscito a proteggermi il volto, mi ha fatto male solo al braccio. Però credetemi, andare a lavoro e pensare di dover subire tutto questo solo perché si vuole far rispettare la legge non è bello».

A parlare è l’ispettore capo dell’annona dei vigili urbani di Catania, Antonio Nicolosi. Lo stesso che lunedì pomeriggio insieme con altri quattro colleghi ha eseguito un’operazione anticontraffazione nel centro storico della città.

«Avevamo appena finito i controlli in piazza Grenoble e c’eravamo spostati in via Puccini, vicino Corso Sicilia per intenderci. Con gli altri agenti abbiamo visto uno scatolone pieno di scarpe contraffatte sul marciapiede della strada e dunque ci siamo avvicinati per sequestrarle. Lì non c’era il proprietario; lo stesso che vedendoci da lontano, si è messo a correre per aggredirci fisicamente e verbalmente. In sostanza ha picchiato solo me e neanche la mia stazza lo ha fermato e preoccupato: peso sempre 90 chili. Mi ha spedito in ospedale, al Garibaldi, con una prognosi di 5 giorni che può sembrare una sciocchezza, ma se ci fermiamo a pensare che purtroppo sono episodi che noi vigili urbani viviamo spesso… fa rabbia».

L’aggressore è fuggito e adesso gli si dà la caccia. Il commissario Francesco Caccamo, responsabile dell’annona, sta seguendo le indagini.

«Ho dovuto fare anche l’antitetanica e per fortuna che non mi ha colpito al volto. Onestamente in 26 anni di carriera è la prima volta che mi succede ma ai miei colleghi no. Tentano sempre di strattonarci e toglierci la merce. Il nostro reparto è a stretto di personale e a volte eseguiamo i blitz solo in quattro a fronte di mandrie di ragazzi di colore che spesso ci accerchiano, sono sempre in gruppo. Questo ci fa paura».

 

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