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Al mercato della pelle umana, 15 arresti – Video e interviste

CATANIA

Come un vero supermercato ci sono i grossisti, i responsabili del trasporto e della vendita al dettaglio. Il mercato di riferimento in questione pero’ tratta esseri umani, donne principalmente nigeriane ridotte come zombie, seviziate e costrette alla prostituzione per portare soldi all’organizzazione. Quindici le persone arrestate dalla Squadra mobile etnea, su disposizione della Procura, la maggior parte di sesso femminile, tra Catania, Licodia Eubea, Siracusa e la Campania. Altre sono ricercate in Libia.

Giovani indifese, spesso minorenni, venivano reclutate, se non inviate dalle stesse famiglie di origine, tra Libia, Nigeria, Ghana per essere destinate al circuito della prostituzione in strada. Dopo la “selezione” venivano sottoposte a rituali magici per costringerle all’ubbidienza ai propri sfruttatori. Successivamente venivano affidate a “trolley”, accompagnatori incaricati di assicurare che la “merce” arrivasse a destinazione in ottime condizioni. Le vittime per qualche giorno, a volte mesi,  alloggiavano in “connection house”, vere e proprie case ghetto dove subivano violenze, privazioni di ogni genere, cibo, acqua, medicine e punizioni nel caso in cui non si sottomettessero alle regole imposte.

Ruolo chiave dell’organizzazione le Madame, coloro che si occupavano dell’alimentazione e sopravvivenza delle ragazze, non con spirito materno ma proprio nell’ottica di non fare “deperire” le merci per renderle appetibili per il mercato di riferimento. Da qualche intercettazione emergono discussioni tra le Madame in Libia e gli uomini deputati alla violenza. Non si doveva esagerare, ma solo per non farle arrivare in Italia imbruttite e stanche nell’aspetto.

Su richiesta del mercato italiano, l’organizzazione che aveva il monopolio delle donne in Libia, inviava attraverso viaggi della speranza la “merce”. All’arrivo le donne cominciavano un tirocinio e venivano indottrinate dalla Madame catanesi o campane, ex prostitute che hanno fatto “carriera”, sugli abiti da indossare, la cifra da chiedere per ogni prestazione. A ciascuna veniva destinata una postazione in strada:  nelle vie del centro cittadino o sulla Catania-Gela, per la Sicilia orientale.

Un investimento redditizio per l’organizzazione. Il costo di “gestione” per ciascuna donna in partenza e’ di 1500-2000 euro, a carico delle Madame. L’importo che le ragazze dovevano restituire 35-40 mila euro, proventi dell’attivita’ di prostituzione. «Un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni paurose» spiega il procuratore etneo. Secondo l’Oim nel 2013le nigeriane arrivate in Italia erano 433, 6334 nel 2016.

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