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Catania città a maggiore vocazione veg. «Ma occorre informarsi e conoscere»

A Catania la prima associazione di vegani e vegetariani nell’isola. La presidente di “Veg Sicilia” racconta di un progetto tutto siciliano che promuove il cibo “Local Organic Veg Eco”, a sostegno di un’agricoltura corretta, territoriale e stagionale

L’argomento è sempre attuale. O almeno, lo è da qualche anno. In passato dire di aver intrapreso una dieta e quindi uno stile di vita vegan avrebbe implicato un’alzata di sopracciglio. Non che ora non desti curiosità ma tra le polemiche e la diffusione di questa scelta, le facce perplesse sono diminuite. Forse.
Intanto, perplessità a parte, a Catania nasce la prima associazione di vegani e vegetariani dell’isola. È l’associazione “Veg Sicilia”, «frutto di un progetto 100% siciliano che si pone come obiettivo la promozione e la diffusione di una nutrizione consapevole, di un’alimentazione naturale e vegana, ecocompatibile ed animalista», parola di Lucia Pennisi, presidente e responsabile del progetto. Un’associazione veg ma con un occhio alla sicilianità. «L’associazione si impegna a promuovere un’informazione completa, critica e scientifica per dare a chi è interessato gli strumenti per una corretta alimentazione e per promuovere una cucina che dia valore al km 0, ai produttori locali e ai loro prodotti e alla stagionalità di quest’ultimi. Promuove un ritorno alle vecchie tradizioni, alla terra e al cibo come bene da cui dipende la nostra salute e l’equilibrio con l’ambiente in cui viviamo».
La domanda, a questo punto viene da sé: ma il numero di vegani e vegetariani in Sicilia sarà cresciuto? «Il numero di vegani e vegetariani è sempre più elevato, c’è sempre maggiore attenzione verso l’alimentazione sana e consapevole e tanta voglia di conoscere e scegliere ciò che si mangia – continua Pennisi – In Sicilia c’è sempre più richiesta in tal senso. L’offerta più grande si ha sul versante orientale, Catania è la città di maggiore vocazione veg, qui è possibile trovare ristoranti esclusivamente vegani, locali e pub veg friendly. Veg Sicilia sta svolgendo un lavoro di ricerca e selezione nel territorio siciliano per mettere in rete tutti i punti di ristoro, le strutture ricettive, i punti di acquisto e di vendita bio, farmacie, erboristerie, al fine ultimo di facilitare a tutti la ricerca delle aziende siciliane “veg style”. Il nostro impegno va anche a favore di tutti i contadini e produttori che qui in Sicilia si prodigano in un‘agricoltura corretta, creando una Rete di Prodotti di Eccellenza ».
E c’è anche una novità nel campo tecnologico. Ed è tutta catanese: «È stata realizzata un’applicazione software, progettata interamente da Veg Sicilia e realizzata per suo conto, presente nella piattaforma ios e android scaricabile a breve gratuitamente da tutti i dispositivi mobili nei relativi store».
«Spesso veg è sinonimo di nicchia ma non sempre mangiare veg coincide con salute. Erroneamente si pensa che la scelta vegana significhi in modo automatico una scelta salutista ma non è cosi. Partiamo dal presupposto che si tratta di una scelta di vita – continua Pennisi – il veganesimo diventa quasi un’opzione obbligata per poter continuare a vivere rispettando il pianeta. Pensiamo al fatto che solo per produrre 1 hambuger si consumano 2500 lt di acqua».
Insomma fare una scelta vegan non equivale automaticamente a pensare che si stia adottando uno regime alimentare sano. «Per cercare di approfondire questa problematica sono stati attivati nei mesi scorsi dei laboratori, “Scegli ciò che mangi”, in collaborazione con l’Asp di Catania. I laboratori ripartiranno il 18 gennaio 2017».
Quali sono i pregiudizi in merito all’alimentazione veg? Come sta cambiando la cultura? «In realtà dire alle persone di cambiare le abitudini alimentari è impresa ardua, perché non è facile riuscire a sradicarsi da abitudini e da esperienze emozionali quali quelle provate dal cibo e dal gusto dello stesso. Tuttavia è anche evidente che i casi di malattie sono nettamente aumentati negli ultimi dieci anni, i casi di tumore, diabete, ipertensione, ictus etc. nelle famiglie sono sempre maggiori e dinnanzi a queste evidenze molti cominciano a domandarsi perché succede tutto questo e vogliono sapere. In realtà è necessario rivedere il modello di consumo. Ormai decidiamo di acquistare un cibo piuttosto che un altro in base al prezzo e non alla qualità, ma se partissimo da un principio fondamentale, ossia che mangiare poco fa bene, riusciremmo innanzitutto a nutrirci senza abbuffarci con prodotti di qualità».
«L’unico consiglio – conclude Pennisi – è quello di non smettere mai di informarsi, conoscere e sperimentare. Di cercare un nutrizionista capace di indicare linee guida per una corretta alimentazione che si basino principalmente su integrale naturale e vegetale soprattutto in condizioni di malattie degenerative. Non bisogna mai fermarsi».

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