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Acireale, da città dei cento campanili a città a luci rosse? – INTERVISTE/VIDEO

CATANIA

Acireale. Da città dei cento campanili a città a luci rosse. Così è stata definita Acireale che negli ultimi mesi è stata coinvolta nello scandalo sulla prostituzione. La vicenda scoppia quando un’infermiera acese, annoiata e desiderosa di arrotondare il proprio stipendio, su consiglio di un’amica di Aci Catena decide di darsi alla prostituzione. Tra gli uomini con maggiore frequenza ci sono un pasticcere acese e un agente di commercio palermitano. Il secondo dei due, però, si innamora dell’infermiera e filma i loro incontri amorosi. Dopo qualche mese, siamo alla fine dello scorso anno, chiede alla donna di lasciare il marito, ma questa non vuol saperne. Per tutta risposta, l’agente di commercio invia i filmati al marito dell’infermiera. L’azione si ripete nel tempo e, quindi, la coppia decide di denunciare per stalking quello che era un assiduo cliente dell’infermiera. I telefoni vengono posti sotto controllo e, quindi, si scopre un giro di prostituzione che coinvolge alcune donne acesi, nessuna delle quali è impiegata pubblica. Tra queste, una donna di 31 anni che fa la parrucchiera, ma a domicilio. Viene fuori, dunque, una sequenza di nomi di donne che, in effetti, sono estranee alla vicenda e si dichiarano pronte a sporgere querela. Tra i clienti, oltre al pasticcere acese, la cui posizione viene archiviata dalla magistratura, e all’agente di commercio di Palermo, anche un impiegato di una nota banca di Acireale, che ha patteggiato una condanna a due anni, e un giovane di Scordia, che avrebbe gestito un sito internet per favorire gli incontri hot che avvenivano in un’abitazione di Aci Sant’Antonio, messa a disposizione dalla donna di Aci Catena che aveva avviato al percorso di prostituzione l’infermiera.

Ad inizio dicembre avrà luogo l’udienza preliminare, nel corso della quale il Gip, Francesco D’Arrigo, vaglierà le accuse mosse dal pubblico ministero Marco Bisogni. Tra i cinque indagati non ci sono persone di Acireale, ma di Motta Sant’Anastasia, Scordia, Giarre, Palermo e Aci Sant’Antonio. Tre, invece, almeno, le donne acesi che si prostituivano e in città i commenti, ad un mese e mezzo dal pronunciamento del giudice, sono diversi.

di Simona Zappalà

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