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Muore di parto: il padre chiede giustizia. Indagati 12 medici

CATANIA

 Salvatore, il papa’ di Valentina Milluzzo, la donna di 32 anni morta all’ospedale di Catania insieme con i due gemellini che portava in grembo chiede giustizia: «Ci avevano detto che era grave e che erano i bambini a rischiare, mai nessuno ci ha detto che mia figlia era in pericolo di vita. Dalla sala parto, dopo tutto quello che le era successo, l’hanno uscita intubata, fredda e l’hanno portata in rianimazione. Io non lo so se mia figlia, in quel momento era viva o no, o chissa’ cosa stessero facendo. Quando io e mio genero abbiamo chiesto di non fare soffrire piu’ Valentina e abbiamo chiesto di procedere, il medico ha detto che essendo lui un obiettore di coscienza una volta che i cuoricini dei bambini battevano, ma noi non lo sappiamo se battevano, non poteva procedere. Chiediamo giustizia per mia figlia. Noi non vogliamo puntare il dito contro nessuno, ma chiediamo che altre donne non muoiano di parto, che altre famiglie non debbano sopportare il dolore che proviamo noi».

Intanto la Procura di Catania ha iscritto nel registro degli indagati i nomi dei medici, in tutto dodici, del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Cannizzaro di Catania. L’ipotesi di reato è di omicidio plurimo colposo. Un atto dovuto, fanno sapere dalla Procura, per permettere ai medici indagati, che hanno avuto in cura la paziente, di assistere all’autopsia che chiarirà le cause del decesso. Il pm Fabio Saponara, che coordina l’inchiesta, non ha ancora fissato la data dell’autopsia. I medici sono tutti indagati tranne il primario del reparto, Paolo Scollo, assente per motivi personali durante la degenza della donna.

Per la Procura di Catania, la circostanza che il medico del reparto di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale Cannizzaro di Catania fosse obiettore «è un falso problema». L’attenzione dei magistrati, secondo quanto trapela, nell’ambito dell’inchiesta, è concentrata sulla verifica, attraverso la cartella clinica, dei protocolli d’intervento e assistenza prestata alla paziente, oltre che ai controlli ai quali è stata sottoposta durante il ricovero e in particolare durante la crisi che ha preceduto la morte della giovane paziente.

Per il direttore sanitario dell’ospedale Cannizzaro, Angelo Pellicanò: «Si tratta di un atto dovuto, a tutela degli stessi professionisti. Il numero di indagati fa comprendere come non sia stata accertata, al momento, alcuna responsabilita’ precisa ma si sta cercando di ricostruire con esattezza la dinamica di quanto accaduto».

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