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Tangenti e dialisi, «No comment» dal Garibaldi e Vittorio Emanuele

CATANIA

Verso la revoca dell’accreditamento per le societa’ coinvolte nell’inchiesta. In una nota il presidente della Regione Crocetta: «Saremo inflessibili nei confronti della Diaverum». 

Silenzio assoluto all’indomani dell’ondata di arresti della Guardia di Finanza di Catania di dirigenti medici e imprenditori accusati di avere dirottato i pazienti in dialisi dalle strutture pubbliche a quelle private.«No comment» da parte dell’Asp, dell’Azienda Garibaldi e Vittorio Emanuele.

I dirigenti Santonocito e Cantaro affidano ai loro portavoce una breve dichiarazione ricordando l’assoluta estraneita’ delle Aziende: «Si tratta di singoli lavoratori che saranno giudicati per il loro operato dagli organi competenti. Massimo riserbo dal momento che sono tutt’ora in corso indagini della magistratura».

Il portavoce di Paolo Cantaro fa sapere che «l’Azienda si costituira’ parte civile e in via cautelativa il dirigente arrestato e’ stato sospeso dall”organico. Intanto restano attivi protocolli e sistemi di controllo anti-corruzione interni all’Azienda per impedire che episodi come quelli denunciati possano accadere».

In una nota il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta: «Saremo inflessibili nei confronti dello scandalo Diaverum, e’ intollerabile che ci siano medici ed imprenditori che lavorano non per migliorare i servizi offerti ai cittadini, ma per sottrarre risorse al pubblico erario speculando sulla salute degli ammalati. E’ una vera e propria forma di sciacallaggio e non ci lascia affatto indifferenti il fatto che, il rappresentante dell’impresa, si chiami Messina Denaro anche perche’ non si tratta di una casualita’. Sono infatti cugini di secondo grado, non proprio un rapporto lontano di parentela, anzi vicinissimo».

«Gia’ con Lucia Borsellino – continua Crocetta – ci eravamo preoccupati di questa situazione, interessando gli organismi competenti. L’inchiesta della Procura della Repubblica, apre adesso un libro che intanto fa luce sulla truffa ai danni della Regione. Tale fatto per noi e’ sufficiente per chiudere ogni rapporto con la Diaverum e le altre societa’ coinvolte nell’inchiesta. Ci auguriamo anche che possa essere chiarito se, oltre all’associazione a delinquere prefigurata dai magistrati di Catania, ci siano altre ipotesi di coinvolgimento».

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