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Pronto soccorso, Carpinteri: «Vi spiego perché non ci sono i braccialetti»

CATANIA

Le regole per fronteggiare la calca nei Pronto soccorso (nello specifico quello dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania) e ridurre le aggressioni al personale medico, sono 3 secondo il dir. gen. del presidio Paolo Cantaro: un braccialetto di riconoscimento per il parente accompagnatore; 1 solo parente per paziente; limitare una parte del parcheggio e riservarlo al personale sanitario.
L’avvio di questa “rivoluzione” era fissato per ieri, lunedì 17 ottobre. Siamo andati (leggi l’articolo e guarda il video) e non abbiamo visto niente di tutto questo. Come mai?
I parenti erano… tanti! I braccialetti erano… assenti! I parcheggi… ancora da decidere.
«In effetti – spiega Giuseppe Carpinteri, primario del Pronto Soccorso – abbiamo attivato la nuova procedura sui braccialetti già dalla settimana scorsa, spiegando ai pazienti e ai parenti, il senso di quel braccialetto».
Ma ieri, e le immagini lo provano, non vi era alcuna traccia di quei braccialetti!
«Vero. Nel giro di due ore, nella parte centrale della mattinata (quando eravamo presenti, ndr), si sono accalcate circa una cinquantina di pazienti. Si è trattato di un caso eccezionale e, visti i numeri e le ansie generali, abbiamo ritenuto utile non richiedere le generalità ai parenti per il braccialetto, per evitare suscettibilità che potessero ingigantirsi!».

Ricapitolando: i medici hanno turni massacranti, l’organico è carente, le attese sono infinite, i pazienti si lamentano di aspettare troppo (in media, tra attesa, visita e diagnosi, si staziona al P.S. non meno di due ore e mezzo), c’è un eccessivo via vai di parenti che affollano inutilmente i corridoi, i toni si alzano… a volte volano schiaffi, e quei piccoli rimedi per arginare tutto questo, non si applicano. E allora, di cosa parliamo?
«Della scelta da prendere di volta in volta. Non sono solo i pazienti che devono capire le trasformazioni; anche il personale! E occorre il buon senso. E se, come accaduto ieri, due infermieri si ritrovano a dover fronteggiare più di 30 persone nella sala d’attesa, è chiaro che tra l’agitazione generale, una folla straripante che non si riduce di colpo solo perché abbiamo creato una regola e un clima al limite della normalità, e preferiscono tralasciare sul braccialetto, è solo perché si è valutato tra le tante sollecitazioni, quale fosse la migliore da prendere».
O forse il male minore!

«A monte, il problema principale del P.S. del Vittorio – spiega ancora Carpinteri – è nei locali, vetusti e sottodimensionati. In media un P.S. accoglie all’anno, circa 35.000/40.000 pazienti: noi ne accogliamo 65.000/70.000! Circa 180 persone al giorno, quando ne dovremmo accogliere invece, 30/40!
«Noi sbarelliamo tutti! La nostra accoglienza delle chiamate del 118, è superiore del 15% rispetto agli altri P.S. di Catania! Tutto questo incide inevitabilmente nella gestione di un reparto, come noi siamo. Ma siamo consapevoli che l’applicazione delle norme deve partire da noi».

Sul fronte dei parcheggi, neanche a farlo apposta, sembrerebbe che ieri mattina l’ing. Capo dell’ufficio tecnico del Comune di Catania insieme al Capo della Polizia della Municipale, siano stati al Vittorio Emanuele per fare un primo sopralluogo. Quindi siamo ancora fermi.
Insomma, dobbiamo attendere un po’ per vedere se le tre regole funzionano.
«Dobbiamo avere pazienza. La cosa più difficile da far capire, non è il braccialetto, quanto il fatto che il P.S. non è un porto di mare. Il Pronto Soccorso è un luogo in cui selezioniamo le persone e decretiamo se c’è rischio di peggioramento o meno. Non è un luogo in cui si fa il check up completo!».
Come invece a volte accade.

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