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“Fatti i conti tuoi”. Ceni, paghi quanto vuoi e sostieni un progetto sociale

Cena di crowdfunding all’insegna del «Non sprecare», un motto che nel nostro tempo assume il significato dell’undicesimo comandamento

CATANIA

Il titolo dice tutto, Fatti i conti tuoi. Una soirèe in cui ceni, paghi quanto vuoi e sostieni un progetto sociale. Perché esistono tante forme per sviluppare l’inclusione, anche attraverso il cibo. L’iniziativa porta la firma di 11Eleven, l’impresa sociale no profit che si occupa di ristorazione all’interno di Scenario Pubblico. Una strada intrapresa per disegnare un modello di integrazione attraverso l’amore per i manicaretti.

«È una cena molto particolare fatta per clienti responsabili – spiega Ezio Canfarelli, presidente della cooperativa sociale 11Eleven – È un esperimento sociale, una formula di successo già provata a Bergamo. Il motivo è legato al nostro progetto di recupero di persone che provengono da situazioni di disagio, non a caso il nostro motto è “Non spreco cibo, persone e talenti”. Cerchiamo di autofinanziarci e dare un supporto ai 6 ragazzi che lavorano con noi, le cui storie di vita parlano di disabilità e difficoltà di altra natura. Si tratta di 3 ragazzi di Catania, uno di Roma e 2 migranti. Mi sembra scontato dire che il disagio non ha colore né nazionalità. Il nostro è un progetto di imprenditoria sociale e non gode di finanziamenti pubblici».

Il primo appuntamento con la tavola è fissato per giovedì prossimo, alle 20.00, a 11Eleven, la food zone di Scenario Pubblico. Cena alla carta con la possibilità di scegliere tra 11 portate accompagnate da vino rosso o bianco. All’insegna del «Non sprecare», un motto che nel nostro tempo assume il significato dell’undicesimo comandamento.

«Noi offriamo un luogo sicuro in cui crescere e insegniamo un lavoro a chi è più in difficoltà degli altri – sottolinea il presidente della cooperativa sociale – Proprio io sono un esempio in tal senso perché provengo da una situazione di vita controversa. Ero un manager nel campo delle assicurazioni e vivevo a Milano, poi ho avuto problemi di tossicodipendenza. Da qui parte il progetto. Perché gli ultimi non sono reietti e devono essere messi nelle condizioni di lavorare. Il nostro team dispone di un barman e di una cuoca professionisti, che concorrono a costruire la professionalità dei nostri ragazzi. I piatti sono preparati con cura e passione e tutto ciò che non viene consumato viene condiviso con chi ne ha bisogno, in collaborazione con le associazioni di volontariato della città».

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