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Carbonchio, accertati 2 casi in allevamenti dei Nebrodi

I medici dell’Asp assicurano: «Nessuna infezione in latte, verdure o carni»

CATANIA

Sono 2 i casi accertati di allevamenti di bovini affetti da antrace, il cosiddetto carbonchio ematico, appartenenti a due diverse aziende di Maniace e Bronte localizzate nella zona dei Nebrodi. I laboratori dell’area di Catania dell’Istituto Zooprofilattico hanno isolato il batterio e inviato i reperti delle analisi al Centro di referenza nazionale di Foggia, che ha confermato la diagnosi.

«Altri esami sono in corso – rileva il direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, Santo Caracappa – Gli accertamenti sanitari sono stati tempestivi e il nostro ente e’ istituzionalmente preposto alle indagini di laboratorio e a confermare le diagnosi cliniche e anatomo-patologiche». L’Istituto Zooprofilattico ha segnalato anche un terzo caso, rilevato a Randazzo, del quale però non si aveva ancora contezza nella riunione di questo pomeriggio, tenutasi nella sala consiliare del Comune di Bronte tra i rappresentanti delle Amministrazioni comunali del versante Nord ovest dell’Etna e l’Asp 3 di Catania. Si tratterebbe dell’unico caso relativo ad un allevamento che ha sede alle pendici dell’Etna.

Dal vertice di Bronte, promosso per affrontare l’emergenza carbonchio ematico, sono emerse alcune significative indicazioni dal punto di vista operativo. I medici dell’Asp hanno assicurato che gli alimenti sono salubri e le mucche infette non producono latte, ne si può vendere la carne, il cui colore risulterebbe nero se colpita da infezione. Anche gli ortaggi non corrono il rischio di contaminazione. L’Asp sta completando le vaccinazioni sugli animali, per quanto manchi ancora un campione di esemplari, problema dovuto alla difficoltà di intercettare i bovini che sui Nebrodi vivono allo stato brado. Un’operazione che sarà ultimata nei prossimi giorni. Dall’incontro è emerso un protocollo da rispettare nel caso del ritrovamento di carcasse di animali deceduti: dopo la segnalazione all’Asp, i resti dell’animale vanno bruciati o interrati in una buca profonda 3/4 metri, aggiungendo della calce per ottenere un efficace effetto profilattico. Un passaggio che deve essere effettuato dai Comuni interessati attraverso ordinanze immediate. I costi di queste operazioni saranno poi accreditati agli allevatori.

Alla riunione erano presenti il dottor Francesco Del Campo, responsabile del Servizio di igiene pubblica del distretto di Bronte dell’Asp, il dottor Giuseppe Galvagno, responsabile del servizio veterinario e le amministrazioni comunali di Randazzo, Maletto, Bronte e Maniace. I comuni si impegnano a collocare dei cartelli di segnalazione nei luoghi dove si sono verificati casi certi di carbonchio. I sindaci, infine, hanno lanciato un appello ai mass media affinché non si diffondano notizie errate, temendo un contraccolpo dal punto di vista economico.

Il carbonchio e’ una zoonosi causata dal batterio Bacillus anthracis (noto come antrace), un germe che produce spore che sopravvivono anche per anni nell’ambiente. Colpisce gli animali erbivori e può rappresentare un pericolo anche per l’uomo.

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