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La tropicalizzazione del Mediterraneo: quasi mille specie aliene

Ci si aspetterebbero di trovare una cernia o un banco di acciughe o magari una gallinella, una tradizionale orata, ma immergendosi tra i fondali blu del Mediterraneo oggi potremmo anche imbatterci in un Penaeus aztecus. Qualcuno avrà di certo un punto interrogativo sul volto ma questo gamberone proveniente dai mari tropicali non è altro che una delle tante, tantissime specie che sta “trasferendosi”  nel Mediterraneo.
Sia chiaro: le acciughe ci sono ancora ma la flora e la fauna marina accolgono ogni anno specie diverse, provenienti da mari lontani.
Pochi giorni fa la notizia di alcuni esemplari di Stephanolepis Diaspros o monacanto reticolato, un pesce balestra pescato nel ragusano. Si tratta di pesci tropicali che di fatto potrebbero essersi stabiliti nei nostri mari già dall’inizio del secolo scorso. Ma il Mediterraneo sembra aver fatto il pienone di “nuovi ingressi” negli ultimi anni.
«Gli istituti di ricerca registrano ormai quasi una segnalazione al giorno di una nuova specie proveniente dai mari tropicali, dall’Atlantico o dal Mar Rosso – spiega Gianni Insacco, direttore scientifico del Museo di Storia Naturale di Comiso – Si tratta di vertebrati ma anche di invertebrati (come molluschi o alghe)».
I numeri sono sorprendenti: «Le specie aliene registrate fino a questo momento sono quasi mille» continua Insacco.
Un mare che si popola dunque di nuove specie marine e tra una nuotata e l’altra potrebbe capitare davvero di imbattersi in “esseri” mai visti prima d’ora.
«Il Mediterraneo ha un grosso flusso di entrata. Le nuove specie si adattano e questo consente la permanenza nel nuovo habitat marino. Un fenomeno che ha a che fare certamente con un cambio di clima ma anche con un normale svuotamento di nicchie ecologiche che vengono soppiantate da altre specie, trovando condizioni adatte. Parliamo di un turnover al quale assistiamo di consueto».
«Ma in questi ultimi 3 anni – continua – abbiamo registrato un aumento esponenziale. Al momento, per esempio, stiamo studiando un nuovo gambero (Penaeus aztecus), peraltro già abbondante nei mari siciliani. Può facilmente capitare di trovarlo anche sui banchi di vendita al mercato ittico isolano. Un’altra nuova specie individuata è il Siganus Rivulatus, originario del Mar Rosso. Ha un aculeo sulla testa doloroso e velenoso (ma non mortale). A trovarlo è stato proprio un pescatore, a Donnalucata, sempre nel ragusano, che si è imbattuto, purtroppo per lui, in quell’aculeo! Abbiamo anche visto il Taractes Rubescens, dell’Atlantico, ma potremmo elencarne tantissimi altri».
Insomma, domani potrebbe succedere – perché no – di esplorare i fondali marini e imbattersi in una ricciola nostrana ma la probabilità che davanti ai nostri occhi possa nuotare un pesce che avremmo immaginato solo in un acquario all’avanguardia o che possa galleggiare un’alga mai vista fino a ieri, è altissima.
Sono quasi sempre i pescatori a fare nuove scoperte tra le reti. Ma fate attenzione, la prudenza non è mai troppa: «Quando ci si trova di fronte un pesce o un invertebrato mai visto prima – spiega Insacco – consiglio di parlare con gente esperta. Rivolgetevi alla capitaneria di porto del territorio o al nostro museo di Comiso. Potreste anche trovarvi davanti una specie rara».

pisodonophis-semicinctus-atlantico
Pisodonophis semicinctus

 

Penaeus aztecus

 

Siganus rivulatus

 

monacanto
Stephanolepis diaspros

 

fistularia-commersoni-mar-rosso
Fistularia commersonii

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