Ti trovi qui
Home > Apertura > Bullismo scolastico, l’esperta: «Suicidio e anoressia tra le conseguenze»

Bullismo scolastico, l’esperta: «Suicidio e anoressia tra le conseguenze»

CATANIA

Il bullismo scolastico è un fenomeno molto diffuso ed è una violenza a doppia lama: ferisce fisicamente e molto spesso, psicologicamente

Le ferite del bullismo non sono soltanto fisiche: la violenza psicologica è una violenza brutale e traumatica tanto quanto quella corporea e le ferite, difficili da vedere, rimangono nell’anima. Lo stereotipo di “vittima” si è via via modificato nel corso degli anni, gli ambienti scolastici sono in continuo cambiamento, così come i modi di fare generazionali; da sempre presi di mira sono i portatori di handicap, anche se al giorno d’oggi, qualunque motivo sembra essere valido come appiglio per un bullo: essere figli di ragazze madri, portare gli occhiali, essere in sovrappeso o avere i capelli rossi.

A parlare sono i numeri: da un’indagine Istat è emerso che più della metà degli adolescenti, tra gli 11 e i 17 anni, nel 2015 è stato vittima di bullismo. Le più frequenti sono le ragazze, infatti in circa il 55% dei casi la violenza è ai danni di donne, mentre per i ragazzi di sesso maschile l’incidenza è del 45%.

Capire le motivazioni che portano un adolescente a diventare un bullo è molto difficile, ma di certo si può solo immaginare il disagio psicologico dei più piccoli che, quando presi di mira, affrontano in maniera traumatica anche le azioni quotidiane più semplici, come andare a scuola e relazionarsi con i compagni. Abbiamo chiesto un parere all’esperta catanese Carmela Denise Napoli, pedagogista spesso coinvolta nelle scuole e a stretto contatto con bulli e vittime di bullismo scolastico, per capire meglio quali siano i disagi che si celano dietro questi “ruoli”.

‌«Di solito i bulli attaccano i soggetti più deboli – spiega la dottoressa Napoli – quando poi sono loro stessi ad avere delle debolezze. I bulli, apparentemente forti, nascondono spesso delle fragilità. Gli autori di bullismo, sono molto frequentemente dei soggetti che soffrono, che attraversano un momento delicato, un problema familiare o un disagio come ad esempio potrebbe essere il divorzio dei genitori. Bisognerebbe prestare attenzione ad ogni singolo caso, capire le problematiche del ragazzino e aiutarlo a superare il malessere. Certo è che quando un bullo si accanisce nei confronti di un altro amico o compagno di scuola, i danni, soprattutto quelli psicologici, sono molto gravi».

Le vittime di bullismo, spesso non esternano il loro malessere con altri amici o con i genitori, non parlano e provano vergogna. Questo può sfociare in altri problemi ben più gravi, in gesti insani che possono provocare anche la morte. «Molto spesso le vittime diventano anche introverse e non parlano di ciò che subiscono dai compagni di scuola – continua la pedagogista – così i problemi non detti con le parole, si manifestano con il corpo. Due tra le conseguenze più gravi del bullismo scolastico, sono il suicidio e il disturbo alimentare. Ho visto molti casi simili in prima persona, adolescenti che volevano mettere fine alla propria vita per mettere fine anche all’angoscia, o ragazzine che per farsi accettare, smettevano di mangiare per diventare più belle. Questo è un problema gravissimo che va gestito da esperti. Purtroppo nelle scuole siciliane la figura del pedagogista non ha l’importanza che merita. Ma è necessario capire di più i figli, i nipoti, gli alunni… capire di più gli adolescenti. Solo così potremo aiutarli e mettere un freno a questo fenomeno».

Articoli Consigliati

Top