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Licata, due arresti per l’incendio della casa del sindaco

AGRIGENTO

Licata. I carabinieri del Comando provinciale di Agrigento insieme ai miliari della compagnia di Licata hanno arrestato due uomini, Calogero Strincone, 30 anni e Angelo Sortino 32 anni, entrambi di Licata, ritenuti i responsabili dell’incendio della casa del sindaco di Licata, Angelo Cambiano, lo scorso 9 maggio. I due risultano indagati, in concorso tra loro e con altri soggetti allo stato non identificati, approfittando dell’ora notturna, si introducevano nell’immobile destinato ad uso di abitazione di proprietà di Cambiano Rosario, padre del sindaco, e vi appiccavano il fuoco allo scopo di danneggiarla, provocando un incendio all’interno della stessa.

La vicenda è questa: lo scorso 9 maggio 2016, Rosario Cambiano, padre di del sindaco, si recava presso l’abitazione rurale in località “Stretto” del Comune di Licata, ove, una volta giunto, notava che una finestra laterale del fabbricato presentava evidenti segni di annerimento provocati da un incendio sviluppatosi all’interno dell’edificio; lo stesso accertava altresì che la porta d’ingresso dell’abitazione era socchiusa e presentava evidenti segni di effrazione. Venivano svolti rilievi tecnici e fotografici e veniva stabilito con assoluta certezza che l’incendio era di origine dolosa e che era stato appiccato la sera precedente, l’8 maggio 2016. In particolare, all’interno della abitazione si potevano riscontrare «più punti di innesco: sul tavolo in legno posto al centro del vano si rinveniva uno straccio che avvolgeva degli acceleranti tipo diavolina accendi-fuoco, in altri punti si sono rinvenuti cumuli di carta combusta e per terra. In prossimità del tavolo, un cilindro di cartone con all’interno degli stracci e con acceleranti tipo diavolina accendi-fuoco parzialmente combusto; dati gli evidenti segni di effrazione sulla porta e numerose tracce di innesco con carta, stracci e diavolina, l’incendio è presumibilmente di natura dolosa».

Contestualmente, si acquisivano le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza installato nell’abitazione in questione, dalle quali si constatava che gli autori del reato erano in due ed avevano agito di notte (intorno alle ore 21.00) con il capo travisato dai cappucci delle felpe indossate. In merito all’episodio, veniva escusso a sommarie informazioni testimoniali il sindaco Angelo Cambiano, il quale, pur non avendo sospetti sull’identità degli autori materiali del fatto reato, poneva l’evidenza sulle minacce e le pressioni alle quali era sottoposto in quel periodo da parte dei proprietari delle case abusive in corso di abbattimento, i quali pretendevano la sospensione delle demolizioni.

È circostanza nota che dall’aprile 2016 il Comune di Licata, in ottemperanza al Protocollo d’Intesa stipulato con la Procura della Repubblica di Agrigento, ha avviato il procedimento amministrativo diretto alla demolizione degli immobili abusivi per i quali sia intervenuta una sentenza di condanna, passata in giudicato. Tale attività ha comportato il sorgere di numerose manifestazioni di dissenso da parte della comunità licatese coinvolta in detti procedimenti, spesso sfociate in veri e propri episodi di violenza e minaccia nei confronti della amministrazione locale in generale, ed in particolare nei confronti del primo cittadino Angelo Cambiano (si sono registrati episodi di occupazione della sala consiliare del Comune di Licata – 18.04.2016 e 23.04.2016 e 26.04.2016 – minacce dei manifestanti dirette alla persona del Sindaco – 09.05.2016 –  aggressioni alla polizia giudiziaria nell’atto di eseguire le demolizioni degli immobili abusivi – 23.05.2016 – ). Di conseguenza, le indagini si sono sviluppate in tale direzione, apparendo sin da subito verosimile che l’incendio fosse da ascrivere all’interno di questo contesto. L’ Arma dei Carabinieri ha effettuato puntuali accertamenti che hanno riscontrato quanto denunziato individuando, allo stato, i soggetti ritenuti responsabili dei fatti in contestazione. I  gravi precisi e concordanti indizi di colpevolezza, raccolti in esito alle citate indagini di Polizia Giudiziaria, hanno determinato come detto l’emissione del provvedimento cautelare.

Anche questa indagine della Procura della Repubblica di Agrigento dimostra la massima attenzione rivolta dall’Ufficio in ordine a delitti maturati in un contesto di particolare allarme sociale e di minaccia per l’Ordine Pubblico ed in relazione ai quali la presenza dello Stato e l’efficacia dei metodi investigativi assumono valenza prioritaria. Le indagini di Polizia, su direttive della Procura della Repubblica, tuttora proseguono al fine di accertare eventuali altre corresponsabilità nonché altri fatti recenti in danno delle medesime parti offese e vengono svolte dalla Compagnia dei Carabinieri  di Licata, alle dipendenze del Cap. Marco Currao.

di Giuseppe Castaldo

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