Ti trovi qui
Home > Apertura > Ponte sullo Stretto, lo scetticismo degli anziani e l’indifferenza dei giovani

Ponte sullo Stretto, lo scetticismo degli anziani e l’indifferenza dei giovani

Un sondaggio motivazionale condotto dal 2008 al 2012 rivela che le persone più mature non credono nella realizzazione del progetto, in contrasto con il distacco dei più giovani, assolutamente disinteressati. L’analisi evidenzia anche la diffidenza di architetti e ingegneri dovuta alla impossibilità di visionare i progetti esecutivi

CATANIA

Quali sono i motivi alla base delle opinioni di favorevoli e contrari al Ponte sullo Stretto? Esiste uno studio sulle ragioni dei due schieramenti contrapposti, realizzato tra il 2008 e il 2012, che prende il nome di analisi motivazionale sulla accettabilità sociale del ponte. Il lavoro è stato realizzato da un pool di consulenti per la multinazionale GFK, società che si occupa di analisi di mercato. Tra i responsabili del progetto c’è il catanese Salvo Panarello, fondatore di Keix e specialista di marketing e ricerche di mercato, che per 5 anni ha monitorato l’umore della gente comune, con proiezioni diverse. Protagonisti soprattutto gli abitanti di Messina e di Villa San Giovanni, le due sponde coinvolte dal collegamento permanente.

«L’indagine motivazionale – spiega Panarello – si riferisce agli argomenti che supportano la scelta delle persone. Siamo scesi in profondità sulle motivazioni, facendo emergere dubbi, certezze, preoccupazioni. L’analisi è stata fatta per acquisire la conoscenza dei temi forti che animano le diverse posizioni, per poi lavorare sull’accettabilità sociale cioè calibrare una campagna di persuasione e di comunicazione. Sulla realizzazione dell’infrastruttura, i residenti nel raggio di 100 chilometri ritengono si tratti di un’utopia. Il dilemma è sulla conclusione dei lavori più che sull’inizio, perché si teme che possa rivelarsi l’ennesima incompiuta, tra possibili inchieste della magistratura e lungaggini burocratiche. Emerge soprattutto lo scetticismo dei più maturi, che sin da piccoli hanno sentito parlare del ponte, contrapposto al disinteresse dei giovani. Che nutrono totale indifferenza verso l’opera».

L’altalena di opinioni espressa dallo studio condotto per la GFK, si tramuta in pensiero pressoché unanime quando si fa riferimento alla valutazione espressa dagli specialisti, vale a dire architetti e ingegneri. Panarello ha riscontrato lo scetticismo scientifico di una decina di tecnici residenti a Catania, Messina e Reggio.

«I dubbi sulla realizzabilità sono molto marcati – sottolinea il consulente – e riguardano aspetti specifici: i plinti di fondazione, cioè le strutture che servono per tenere in piedi l’infrastruttura e sostenerla. Analogo discorso per le funi, che dovrebbero essere grandi come una stanza, o per  i cavi di pesaggio. Il dubbio è soprattutto legato alla tenuta del ponte in particolari condizioni meteo, ad esempio nel caso delle dilatazioni termiche. Il ponte più lungo al mondo è di 1100 metri e si trova in Giappone, mentre quello sullo Stretto dovrebbe essere di 3300 metri circa. Sarebbe l’opera più grande al mondo, una infrastruttura di dimensioni ciclopiche. Le forze in gioco sono tante – precisa Panarello – e i dubbi dei tecnici sono avvalorati dal fatto che si è sempre visto solo il progetto di massima, mentre quelli esecutivi non sono mai stati divulgati (studi affidati a società straniere). Il progetto esecutivo è fondamentale perché è quello che mette le maestranze nelle condizioni di lavorare concretamente».

Articoli Consigliati

Top