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Operano la gamba sbagliata, Cristina ha cinque centimetri in meno di tendine

CATANIA

Codacons, Prolegis e Consitalia: tutti e tre in aula per costituirsi parte civile al processo che vede coinvolta una ragazza di 23 anni a cui hanno sbagliato l’operazione. Indagati due medici

Con suo marito faceva parte di una cooperativa che si occupa della coltivazione dei pomodori a Pachino ma da tre anni, a causa del grossolano errore medico, Cristina non può più lavorare. Le ginocchia non la sorreggono.

In sala operatoria era entrata per subire un’operazione alla gamba destra ma i dottori sono intervenuti sulla sinistra… e tutto con la sola “imposizione delle mani”.

«Signora, mentre stavamo operando, al tatto, toccandole la gamba ci siamo accorti che era più urgente intervenire sulla sinistra». Queste le parole che la ragazza si è sentita dire dai medici dell’ospedale Garibaldi di Catania, Domenico Borrello e Pietro Barbaro.

E solo al tatto… non accertamenti, non esami clinici sulla gamba “incriminata” che potessero evidenziare una problematica seria.

In sostanza, adesso, Cristina ha cinque centimetri in meno di tendine nell’arto sbagliato. Un caso che poteva essere studiato nei dettagli… non c’era urgenza. La ragazza, oggi mamma, doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico al legamento crociato e al menisco della gamba destra ma così non è stato. Una scelta frutto di «imperizia e negligenza» come ha affermato il pm Alfio Gabriele Fragalà durante la prima udienza del processo.

Oggi la richiesta da parte dell’avvocato Dario Pastore che assiste Cristina, di costituirsi parte civile e con lui anche le associazioni Codacon, Prolegis e Consitalia. «Andremo fino infondo – afferma Pastore – chi ha sbagliato deve pagare ma il problema è che qui nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità».

I due medici sono indagati per lesioni aggravate. La prossima udienza si terrà il primo di febbraio quando il giudice stabilirà se accettare le parti civili.

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