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Federico in Commissione antimafia: «In Consiglio parentele pericolose»

ROMA

Emergono verità nascoste nei palazzi della politica romana e in particolare in quello che ospita la Commissione nazionale antimafia che questa mattina ha sentito in audizione il prefetto catanese Maria Guia Federico. Al centro della discussione tutte le verifiche effettuate insieme alle forze dell’ordine sui consiglieri comunali segnalati nella relazione della commissione regionale presieduta da Nello Musumeci. Analizzate anche altre posizioni: in particolare quella di Francesca Raciti, presidente del Consiglio comunale, estranea a ogni indagine.

«Per il Comune di Catania come già anticipato al vicepresidente Fava – ha detto il Prefetto – si è tenuta una riunione di coordinamento per prendere in esame alcuni articoli di stampa relativi a presunti elementi di vicinanza di consiglieri a parenti vicini a sodalizi mafiosi. Poi abbiamo ricevuto la relazione della commissione antimafia regionale e siamo andati oltre decidendo di effettuare con i vertici delle forze dell’ordine un monitoraggio per reperire elementi. Abbiamo prodotto una serie di schede che hanno evidenziato alcuni elementi di parentela: Marco Erica, consigliere della maggioranza, ha il genitore, il padre, denunciato per associazione di tipo mafioso. Riccardo Angelo Pellegrino, consigliere di opposizione di centro destra, segnalazioni che lo hanno denunciato per il reato previsto dal 416 ter. Francesca Raciti, presidente del consiglio comunale, padre indicato da un collaboratore come imprenditore di riferimento della mafia».

La Federico ha spiegato che vi sono «rapporti di parentela che riguardano consiglieri, comunali e di circoscrizione, sia di maggioranza che di opposizione ma nessuno di questi fa parte della giunta. Comunque – ha concluso – allo stato non c’erano i presupposti e abbiamo continuato ad eseguire il monitoraggio».

Non così per quanto riguarda la posizione di Lorenzo Leone, presidente della sesta municipalità e anche lui inserito nella relazione della commissione regionale. «La valuterò – afferma la prefetta – visto che è una richiesta che mi è stata rivolta esplicitamente dalla presidente Bindi». La seduta in commissione è stata molto tesa, con i senatori Mario Michele Giarrusso e Giuseppe Lumia e il vicepresidente Claudio Fava, a incalzare il prefetto di Catania sull’invio di una commissione d’accesso al Comune.

«Quello che viene richiesto dalle norme non è comprendere se la mafia ha la maggioranza nel consiglio comunale o di circoscrizione a Catania, ma verificare se ci fossero condizionamenti dell’Ente», ha affermato il senataore del Movimento 5 Stelle, Mario Michele Giarrusso.

«Lei non deve decidere sullo scioglimento ma deve verificare», ha aggiunto il vicepresidente Fava, mentre Lumia ha chiesto di valutare visto il rapporto degli eletti con le famiglie mafiose la possibilità di interventi mirati, cioè di colpire le persone in questione senza colpire l’intero consesso.

La prefetta ha spiegato, fra diverse interruzioni, che «sul comune di Catania, manca l’attualità del problema: cosa è cambiato da quando sono stati eletti? Perché oggi? I legami c’erano già nel 2013, il tutto è saltato fuori con una denuncia anonima alla commissione antimafia in un momento politico particolare. Non esiste un condizionamento dell’ente per queste parentele. Da quello di cui siamo in possesso, non sussistono condizioni per un provvedimento di accesso. Il prefetto si assume le responsabilità per questo atto – ha concluso – ed allo stato non abbiamo elementi».

La presidente della commissione Rosy Bindi ha cercato di stemperare il clima proponendo l’accesso agli atti solo per una circoscrizione o un quartiere, cioè Librino. La commissione, ha commentato la Bindi, ha «espresso il pensiero con molta chiarezza, il prefetto ha espresso il suo ed ognuno si fa il proprio convincimento».

Durante l’audizione sono stati affrontati anche altri temi legati al problema della sicurezza in provincia di Catania dopo l’omicidio del consigliere comunale di Palagonia, nei territori di Paternó e Biancavilla e la questione dei migranti al Cara di Mineo.

All’uscita la Federico ha dichiarato: «Valuterò limitatamente alla circoscrizione comunale di Librino, visto che è una richiesta che mi è stata rivolta esplicitamente dalla presidente Bindi. Sul Comune di Catania, manca l’attualità del problema. Cosa è cambiato da quando sono stati eletti? Perché oggi? I legami c’erano già nel 2013, il tutto è saltato fuori con una denuncia anonima alla commissione antimafia regionale, in un momento politico particolare. Non esiste un condizionamento dell’ente per queste parentele. Da quello di cui siamo in possesso, non sussistono condizioni per un provvedimento di accesso. Allo stato non abbiamo elementi».

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