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Università allo sbando, la denuncia del prof in una “Lettera ai colleghi”

CATANIA

E’ diventata virale la lettera Facebook scritta dal professor Antonio Di Grado, docente di letteratura italiana del Dipartimento di Scienze umanistiche di Catania, all’interno del Monastero dei Benedettini. Una denuncia, un grido, una protesta, sulle sorti dell’Ateneo Catanese

La titola “Lettera ai colleghi del Dipartimento di Scienze umanistiche” e la pubblica sul proprio profilo Facebook: «Esigui fondi assegnati all’ateneo da un governo che riserva all’istruzione, come ai cani gli ossi spolpati, miserevoli elemosine», «Pare che tra due anni, a causa dei pensionamenti, il numero dei docenti del nostro Ateneo sarà dimezzato. Perciò cominceranno a estinguersi i corsi di laurea, poi chiuderanno anche i dipartimenti», e ancora «Una università di vecchi, che dispensa crediti e lauree come la Findus i suoi sofficini».

Tanti disagi, così quanti sono i problemi: pochi fondi per la ricerca, per la didattica e per il reclutamento di nuove risorse umane. «Il bisogno di scrivere questa lettera nasce da un disagio che viene da molto lontano e che condivido con i miei colleghi insegnanti – spiega il professor Di Grado – negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a una devastazione universitaria, il governo ci vede soltanto come burocrati e passacarte. La ricerca non interessa più, investire nell’insegnamento non è più una cosa importante».

Molte le perplessità dell’insegnate in merito al futuro dell’Università. Nessuna nuova assunzione, insegnanti in prepensionamento e sempre più tagli. Il risultato? Corsi di laurea sempre meno specifici, classi sempre più affollate, insegnanti sempre più contesi. Il rapporto umano che sta alla base dell’insegnamento, dell’interazione, del confronto, si è quasi totalmente perso. «Continuando di questo passo, sempre più tagli comporteranno la sparizione di molte università – conclude – e rimarremo in Sicilia con un solo ateneo. In 43 anni di insegnamento ho visto tantissimi giovani talenti, menti brillanti, che avrebbero meritato più considerazione, e invece… Bisognerebbe dare più spazio ai giovani, ma non ci sono le assunzioni. Quando in rarissime occasioni, si apre una posizione per ricercatore, parte una lotta tra colleghi perché ognuno di noi ha lavorato duramente per molti anni, ma queste “rarissime occasioni” non possono accontentare tutti i “meritevoli”. Fra 3 anni andrò in pensione, e chissà quale sarà il destino dell’Ateneo Catanese…»

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