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Mastro Geppetto 2.0, a Pinocchio l’iPhone e non il sussidiario

CATANIA

Smartphone e iPhone come status symbol: immagine di una crisi socio-culturale.

«I libri di testo a scuola non ce li hanno, ma smartphone e iphone sono sempre nelle loro mani. È una battaglia quella che noi insegnanti combattiamo quotidianamente – afferma Maria, una professoressa di una scuola catanese di periferia – La nostra riflessione si concentra maggiormente sugli alunni che appartengono alle classi sociali più povere. Ciò che osserviamo spesso, è che a noi dicono di non potersi permettere l’acquisto dei libri però possiedono tutti cellulari di ultima generazione. Questo la dice lunga».

Parole significative… parole che inquadrano perfettamente la società che ci circonda. Crisi economica, riduzione della spesa pubblica, abbassamento del tenore di vita, non si parla d’altro ormai da anni. Ma questi “lamenti”, per carità assolutamente fondati, fanno a pugni e celano dei veri e propri paradossi nella società. Di che crisi parliamo? Forse oltre che economica, è anche sociale. Tutti a caccia di uno status symbol. Non si hanno i soldi per pagare le bollette ma per acquistare un cellulare si; ci si lamenta dell’impossibilità di arrivare a fine mese ma al “day one” della Apple si osservano persone in fila per ore pur di essere fra i primi a maneggiare il nuovo iPhone.

Un tempo un genitore si indebitava per acquistare i libri dei propri figli perché la cultura ripagava, allargava gli orizzonti e consentiva di elevarsi socialmente, adesso quelle stesse rate si pagano per “altro”…

Non servono molte parole, basta citare un solo fatto: quest’anno la Apple, nello specifico, ha diffuso una  nota in cui precisava che le scorte di tutti gli iPhone Plus, oltre all’iPhone da 4,7 pollici nella finitura Jet Black, sono state esaurite ancor prima di arrivare in negozio, durante i preordini. E chi non aveva avuto la “furbizia” di prenotare online il prodotto da circa mille euro avrebbe dovuto attendere alcune settimane per poter riavere ampia scelta fra i modelli.

«Sarebbe interessante studiare come si è evoluto il debito privato delle famiglie all’aumentare delle vendite degli smartphone di ultimissima generazione – chiosa Rosario Faraci, professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese all’Università di Catania – È emblematico il fatto che i ragazzini dispongano di uno smartphone così costoso perché magari, dalle parti nostre sono i loro nonni ad essersi indebitati con il credito al consumo. Il genio di Steve Jobs ha partorito una grande rivoluzione di marketing all’inizio del nuovo millennio: i prodotti della Apple, una volta destinati solo ad un mercato di nicchia, sono stati rivolti ad un mass market globale, cioè a clienti di qualsiasi età ed estrazione sociale, e con diversa capacità di reddito, disposti a pagare quasi un migliaio di euro pur di possedere un prodotto che è status symbol, oggetto di design, apparecchio elettronico di grande funzionalità e valore del brand».

«La domanda di mercato, insegnano i manuali di Marketing, si genera quando un bisogno si trasforma in desiderio e quest’ultimo diventa richiesta effettiva del prodotto perchè ci sono volontà e potere d’acquisto. Apple è stata bravissima a lavorare sulla leva della volontà: clienti di ogni ceto sociale desiderano avere un iPhone e fanno di tutto per comprarlo. Il potere d’acquisto non è più un problema – conclude il professore Faraci – chi non può permettersi di comprare in contanti uno smartphone da 1000 euro lo acquista a rate oppure in abbonamento con un gestore telefonico».

Dunque crisi economica o crisi d’identità sociale?

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